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Il Mare Bianco di mezzo: valorizzazione dei network dei migranti per la circolazione delle conoscenze, delle capacità e delle trasformazioni sociali

Autore
Hedi Ammari - Università degli Studi di Bologna - [2008]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 218 pagine
  • Abstract
    Introduzione.

    Il nesso tra migrazione e sviluppo è stato oggetto di interesse di parecchi studi appartenenti a diversi correnti di pensiero. Soggetti e luoghi di indagini variano a seconda del punto di vista e del bagaglio stesso dello studioso interessato al fenomeno. Il migrante come attore economico, come attore sociale o come insieme di tutti due, è stato il soggetto di questa indagine, nella quale si presenta come singolo che compie una scelta individuale, o in concerto con i famigliari e, in certi casi, anche con la comunità di appartenenza. . Luoghi di arrivo e luoghi di origine, se fisicamente distanti, hanno una concezione diversa per l’osservatore. In un’ottica meramente utilitaristica (esaminando cioè il fenomeno in modo olistico e facendo ricorso a teorie economiche) si guarda al migrante in una prospettiva socio-antropologica per poi riconsiderarlo come attore socio-economico con interessi, economici ed affettivi, situati contemporaneamente in spazi fisici distanti. Distanze e frontiere attraversate in un senso o nell’altro, in modo definitivo o temporaneo, con una permeabilità alle persone e alle idee che, in teoria, dovrebbe portare ed un equilibrio o almeno attenuare e diluire le concentrazioni di ricchezze e miserie. Ma lo stare bene della gente, sebbene sia un concetto non del tutto facile e di scontata definizione, può implicare che sotto una certa soglia di una dotazione economica (condizione necessaria ma non sufficiente) sia difficile parlare di benessere, e quindi anche di buona politica (assumendo che la differenza tra buona e cattiva politica si misuri attraverso il benessere degli individui). Politica è anche quella strategia scelta per lo sviluppo (sia esso il risultato dell’iniziativa pubblica o della società civile) che nasce dai bisogni della gente, e il cui germoglio è dentro di loro. Politiche migratorie inerenti alla valorizzazione del loro potenziale di sviluppo (nei paesi di arrivo come in quelli di origine) risentono delle influenze di teorie e dibattiti che intendiamo discutere nel corso di questa ricerca, senza avere la presunzione di essere esaustivi; vorremmo almeno sfiorare pensieri che ci aiuteranno ad avere una visione dei tratti salienti del fenomeno e ci torneranno utili come background per l’idea di sviluppo connessa alla diaspora che intendiamo presentare nel caso di studio come esperienze di vita.
    Il nesso tra migrazione e sviluppo sarà trattato nel primo capitolo con una breve carrellata sulle determinanti della migrazione e della migrazione di ritorno (non coatta), alla luce della visione neoclassica, della new Economics of Labor Migration e secondo un approccio socio-antropologico; si ricorderanno in particolare i cicli del fenomeno e i canali di interazione tra migrazione e sviluppo. La considerazione dell’esistenza di una continuità, anche se non fisica, tra locale e globale nei diversi periodi della vita delle persone ci obbliga ad introdurre, nel secondo capitolo, il concetto di transnazionalismo, concetto introdotto nella letteratura sulle migrazioni per la prima volta negli anni novanta. In un’ottica sempre di ricerca del potenziale di sviluppo connesso alla migrazione prenderemo in considerazione le nuove caratteristiche del processo migratorio ed i legami sociali ed economici istaurati da una parte e dall’altra delle frontiere tramite un nuovo attore: le reti che gli immigrati tessono per assicurare una continuità culturale, economica e affettiva con il paese di origine. Il capitolo che analizza tali reti termina con l’analisi della migrazione di ritorno ed i progetti per il ritorno pensati e pianificati lungo l’esperienza migratoria (o qualche volta anche pensati sin dall’inizio come obiettivo specifico dell’esperienza migratoria).
    Questo approdo apre la strada alla seconda parte di questo lavoro relativo a un caso pratico realizzato per valorizzare le ricchezze economiche e sociali dell’immigrato tunisino in un contesto di co-sviluppo italo-tunisino. Per spiegare meglio questa esperienza il terzo capitolo passa in rassegna l’economia della Tunisia ed il ruolo dell’Italia nelle relazioni economiche fra i due paesi; si tratta di una breve presentazione geografica e politica per rendere un po’ famigliare il teatro e il luogo del nostro interesse. Inoltre, essendo comune convinzione che la vita degli uomini ha bisogne di organizzazione onde generare beneficio dalle interazioni, anche il potenziale di sviluppo insito nella diaspora tunisina, se organizzato, può essere valorizzato al meglio. Il quarto capitolo sviluppando una nostra convinzione secondo cui le organizzazioni sorte in modo spontaneo dalla società civile progrediscono e rispondono meglio ai bisogni degli individui, presenta esperienze di vita,
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