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Le trasformazioni socioculturali della famiglia negli ultimi decenni: implicazioni psicodinamiche per lo sviluppo affettivo del bambino e per la funzione genitoriale

Autore
Valentina Sernesi - Università degli Studi di Firenze - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 72 pagine
  • Abstract
    Lo scopo di questo lavoro di tesi è stato quello di cercare di mettere a fuoco da un punto di vista psicodinamico le molte implicazioni per la funzione genitoriale e per lo sviluppo affettivo del bambino dei notevoli cambiamenti a cui è stata sottoposta la famiglia negli ultimi decenni, alla luce delle sue importanti trasformazioni socioculturali.
    Il punto di vista psicodinamico concorre con altri punti di vista nell’ambito della psicologia e delle scienze umane nel tentativo di definire le componenti della personalità e la complessità dell’uomo nelle sue molte dimensioni dentro la sfera della socialità, ma si segnala in modo particolare per un’attenzione precipua per la natura delle relazioni affettive intime, a partire da quelle che vedono coinvolto il neonato e il bambino piccolo nell’interazione quotidiana con i genitori e gli agenti di cure, nel processo di strutturazione del Sé e del carattere.
    Affrontare il tema di questa tesi da un punto di vista psicodinamico ha voluto significare dunque vederlo alla luce dei risvolti diretti e indiretti che i mutamenti socioculturali della famiglia hanno sul costituirsi di quei climi e di quelle atmosfere familiari che influenzano alla radice l’emergere del Sé del bambino.
    In quest’ottica, dopo una nutrita e sufficientemente ampia panoramica sui cambiamenti strutturali del nucleo familiare nell’ottica dei principali modelli sociologici e pedagogici, il lavoro ha attinto a piene mani nella parte centrale e conclusiva del lavoro dai modelli psicodinamici della teoria delle relazioni oggettuali e della teoria dell’attaccamento, che con il loro accento sulla precoce socialità del bambino e sulla centralità delle relazioni interpersonali interiorizzate rappresentano uno strumento fondamentale di comprensione del tramite tra struttura della famiglia e sviluppo dell’affettività nel bambino. Un concetto fondamentale su cui si insiste per larga parte del lavoro è che l’abbandono di un modello autoritario di ruolo genitoriale per via della crisi dei valori tradizionali nella nostra società del dopoguerra ha aperto la strada a nuove importanti declinazioni della funzione genitoriale, in senso più empatico, più contenitivo, meno vincolato da restrizioni e più vicino alla sensibilità dei bambini e delle giovani generazioni.
    Tuttavia in conformità di altri mutamenti tale cambiamento è stato altresì portatore di altre implicazioni non esenti da componenti psicopatologiche. Il passaggio che si è riscontrato in particolare da una società di tipo nevrotico a una società di tipo narcisistico in cui sono centrali i valori di conformismo, edonismo e narcisismo, incoraggia fenomeni di individualismo e di negazione della dipendenza affettiva nelle relazioni affettive intime che non possono non avere una ricaduta patologica sulle relazioni dentro la famiglia e sullo sviluppo affettivo del bambino fin dalla precoce età. Ciò che si sostiene in pratica è che un certo modello di interazione genitoriale all’interno della famiglia incoraggia una trasmissione della patologia narcisistica tra genitori e figli, di cui il figlio tende a mascherare gli effetti almeno fino all’adolescenza o alla prima età adulta, momenti nei quali il più duro impatto della realtà sociale pone inevitabilmente a contatto l’individuo con le difficoltà della vita, e anche mette alla prova dunque la solidità della sua struttura caratteriale.
    Fenomeni come la crescente genitorializzazione dei figli, il permissivismo esasperato, l’allentamento del confine tra le generazioni, hanno una spiegazione in quest’ottica come parte di una più profonda, pervasiva e significativa diffusione di tratti della patologia narcisistica, volti a promuovere processi di evacuazione anziché di elaborazione della sofferenza psichica attraverso le relazioni familiari. Ciò sembra porsi sia come una delle cause fondamentali del cosiddetto disagio giovanile, sia come base di quelli che sembrano nuovi processi se non di vera e propria deresponsabilizzazione, di maggiore difficoltà nella presa in carico dei figli e nell’assunzione da parte dei giovani adulti del ruolo genitoriale. Su questo punto si tornerà più volte nel lavoro, in modo particolare nell’ultima parte.
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