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La diversità culturale: conseguenze ed effetti nelle teorie e nell'esperienza di cross-cultural training dell’ Istituto Berlitz

Autore
Marina Brindisi - Scuola Superiore per Mediatori Linguistici - [2004-05]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 150 pagine
  • Abstract
    La scelta di incentrare il mio elaborato su tematiche relative all’interculturalità e alle difficoltà legate al trasferimento in un ambiente culturale diverso da quello originario deriva dalle esperienze professionali sinora maturate. Nel corso di questi anni ho, infatti, collaborato alla gestione del programma di scambi internazionali di personale da e verso le società estere del network di cui fa parte l’azienda presso la quale opero.
    Solitamente quando si intraprende una carriera internazionale ci si concentra maggiormente sugli aspetti più pratici della trasferta, come la sistemazione nel nuovo paese e l’accesso alle infrastrutture e ai servizi di prima necessità che quest’ultimo offre. Si tratta, ovviamente, di aspetti che non si possono tralasciare ma, contrariamente a quanto erroneamente si pensa, non sono questi gli unici dettagli che possono generare problemi durante il trasferimento in un’altra nazione. Soprattutto quando lo spostamento avviene in una realtà che si crede essere simile alla nostra, basti pensare al trasferimento di un britannico in terra statunitense dove anche la lingua è comune, si sottovaluta l’impatto emotivo che la nuova cultura e il nuovo ambiente possono avere sulla nostra vita e, pertanto, sulla buona riuscita di un’esperienza internazionale.
    Quali siano le differenze tra una cultura e l’altra e come esse si tramutino in manifestazioni evidenti agli occhi del ricercatore che tenti di analizzarle e misurarle è stato spesso, e lo è tuttora, oggetto di un dibattito acceso che ha visto un buon numero di studiosi muoversi su strade alternativamente opposte e similari. Tra i tanti che si sono avventurati in questo campo, per molti versi ancora inesplorato, Geert Hofstede è sicuramente uno degli studiosi più autorevoli, considerato un vero e proprio guru all’interno della comunità degli interculturalisti. A lui si deve, infatti, la riconduzione della maggior parte dei comportamenti e degli atteggiamenti a una serie di dimensioni culturali, che come vedremo hanno implicazioni molteplici in ogni sfera dell’esistenza umana. La prima parte della tesi, più teorica, verte sullo studio di Hofstede e sull’opera, a tratti simile a tratti contrastante, di una coppia di ricercatori, Charles Hampden-Turner e Fons Trompenaars, che all’attività di ricerca affiancano quella di consulenza e training.
    Nella seconda sezione, prendendo spunto dall’esperienza di uno dei maggiori istituti linguistici e culturali, Berlitz, si illustreranno quali sono alcune delle caratteristiche che devono essere presenti in un corso che si propone di fornire agli expatriates strumenti di analisi e consigli per superare e gestire il culture shock iniziale e trarre il maggior profitto dalle differenze culturali tra il proprio paese e quello nuovo.

    Sintetizzando, pertanto, i concetti chiave degli autori sopra citati, l’elaborato intende presentare una possibile soluzione alle problematiche generali prodotte dalle differenze culturali attraverso un’esperienza formativa diretta, con particolare riferimento alla realtà aziendale multiculturale vissuta.
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