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La nuova serialità televisiva americana: il caso Six Feet Under

Autore
Chiara Beccalossi - Università degli Studi di Bologna - [2006-07]
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  • Preview
  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 56 pagine
  • Abstract
    Le regole della serialità televisiva sono state, soprattutto nell’ultimo decennio, capovolte e i vari generi, che non appartengono solo al mondo televisivo ma anche a quello filmico, si confondono per dare vita a delle ibridazioni.
    Ne fuoriesce così una mescolanza tra le due principali tipologie di fiction, ovvero la serie tv e il serial.
    Esiste un nuovo tipo di fruizione televisiva da parte dello spettatore che pare preferire i canali a palinsesto specializzato anziché quelli a palinsesto generalista. Si nota quindi come anche gli spettatori stiano evolvendo le loro preferenze televisive a favore di una tv di qualità che serva a portare più cultura nella società.
    Analizzando gli opening credits, ovvero la sigla, si può capire come essi ci aiutino ad identificare il prodotto che stiamo per visionare e come troppo spesso essi vengano purtroppo svalutati dal pubblico durante la fruizione. Utile in questo caso è l'analisi della sigla di Six Feet Under per riuscire a comprendere l’importanza che essa ha all’interno della serie stessa in quanto summa perfetta dello spirito e della tematica principale del prodotto.
    Giungendo poi all’analisi della morte all’interno di Six Feet Under, si può evidenziare come questa serie ci faccia capire che non bisogna vivere con la paura della morte, perché essa fa parte della vita, ed è protagonista di ogni puntata attraverso i cadaveri che vengono mostrati all’inizio di ogni episodio e preparati doviziosamente per “l’ultimo viaggio”.
    Da notare come il creatore della serie, Alan Ball, abbia deciso di raccontare la vera realtà americana attraverso la messa in scena di temi che vengono troppe volte elisi dal popolo statunitense.
    Si parte dalla morte per raccontare la vita e la società, cercando capire quali siano i meccanismi che la sostengono e le permettono di andare avanti.
    Six Feet Under è una caricatura, un cartoon, nel miglior senso artistico, della vita e della morte e di un’impresa commerciale.
    Alan Ball porta i morti sullo schermo, al centro della vista e della mente degli spettatori, con tutte le loro ferite e cicatrici che devono essere trattate prima di venire definitivamente eliminate.
    Ciò che il creatore della serie riesce perfettamente a comunicarci è il fatto che i funerali riguardano la vita e la morte. In questo show essi si confrontano costantemente l’un l’altro e occupano gli stessi spazi: la casa dei Fisher è anche il luogo dove le salme vengono preparate ed esposte. Essi quindi vivono guardando la morte in faccia, non perché cerchino risposte, ma perché hanno bisogno di fermarsi ed esaminare, guardare e chiedere, ascoltare e ricordare.
    A volte Nate e David sentono il loro defunto padre parlargli poiché l’aria è piena di fantasmi, che ci istruiscono e ci disturbano. Come la vita anche la morte è ovunque.
    Six Feet Under quindi non come una serie sulla morte, ma come un inno alla vita, che viene raccontata attraverso la sua negazione.

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