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L'educazione interculturale a scuola - L'analisi dei progetti attuati a Caltagirone

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Lucia Scalzo - Università degli Studi di Catania - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 72 pagine
  • Abstract
    L’intercultura è la risposta educativa alla società multiculturale e multietnica, ed è proprio alla scuola che viene affidato il compito di promuovere il passaggio da un pensiero monolitico e autocentrato a un pensiero aperto ad una prospettiva interculturale. L’educazione interculturale non deve considerarsi come una disciplina aggiunta ai programmi didattici, ma come una modalità trasversale ai processi d’insegnamento, come una prospettiva di ricerca che nasce dalla necessità di un inserimento degli allievi stranieri nella scuola, l’educazione interculturale attraversa tutti i programmi disciplinari e didattici contribuendo a rimodellare la struttura della scuola la quale rinnovando i suoi curricoli si impegna a promuovere un’educazione aperta all’intercultura. L’educazione interculturale non è una materia, ma si configura come un nuovo asse educativo rivolto in primo luogo agli italiani e volta a favorire una convivenza costruttiva e democratica.
    Tuttavia abbiamo rilevato in concordanza con il prof Kaczynski che nonostante è promossa la costruzione di una identità interculturale, nella realtà di ogni giorno la strada da percorrere appare molto lunga, infatti le notizie di attualità ci pongono di fronte a numerosi interrogativi, gli adulti spesso offuscano con la forza delle loro ragioni le culture differenti, andando contro quelli che sono gli insegnamenti dell’educazione interculturale. Quest’ultima non è presente in tutti i programmi didattici delle scuole d’Italia e quando è promossa lo è solo nei casi in cui vi è la presenza dei bambini stranieri. In realtà non è così, com’è stato più volte ribadito l’educazione interculturale va vista come un ancoramento ai programmi didattici in modo da far sviluppare una identità dinamica a tutti i bambini, in particolare a quelli autoctoni, ed è per questo che deve essere promossa in tutte le scuole a prescindere dalla presenza o meno degli stranieri.
    Nel mio lavoro di ricerca sono stati riportati alcuni progetti interculturali attuati nel comune di Caltagirone. Questo paese ormai da anni non accoglie più solo turisti bensì anche immigrati, ed è per questo che la giunta comunale, l’assessorato ai servizi sociali hanno dedicato un intero spazio agli immigrati per cercare di farli inserire nella comunità autoctona. In base alle statistiche dal 1999 al 2007 il flusso migratorio si è insediato sempre più nel calatino, nel 2001 si contavano 428 stranieri su 39.298 abitanti per una percentuale dell’1,09%, oggi gli stranieri iscritti nell’anagrafe del comune è di 398 unità su 39.233 abitanti per una percentuale dell’1,01%.
    Dunque si è riscontrato un leggero calo rispetto all’anno in cui iniziò il flusso migratorio ed una tendenza a stabilizzarsi nel contesto urbano della città. All’interno della città sono stati attuati corsi di alfabetizzazione di base, con ottimi risultati ottenuti, si è evidenziato un miglioramento della loro qualità di vita, una maggiore integrazione con gli altri e l’acquisizione di una maggiore flessibilità linguistica, ovviamente ancorata alla propria lingua d’origine.
    La metodologia utilizzata per l’attuazione dei progetti interculturali è stata quella di procedere al monitoraggio dei soggetti e delle iniziative realizzate sul territorio in modo da cogliere i punti di forza e di debolezza del sistema, con la finalità di andare ad individuare quelli che sono i bisogni e i problemi da risolvere in modo da favorire l’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro anche attraverso forme di lavoro autonomo, individuale o collettivo e migliorare le condizioni di permanenza e di stanzialità degli immigrati. Altre attività, quali il corso di educazione sanitaria e assistenza medica, il corso di formazione professionale per la gestione dei servizi di ristorazione sono in attesa di essere realizzati.
    La scuola utilizza situazioni reali e percorsi preordinati per far acquisire ai fanciulli non solo la consapevolezza delle varie forme, palesi o latenti, di disagio, diversità ed emarginazione esistenti nel loro ambiente prossimo e nel mondo che li circonda, ma anche la competenza necessaria ad affrontarle e superarle con autonomia di giudizio, rispetto nei confronti delle persone e delle culture coinvolte. La scuola porta ogni allievo alla presa di coscienza della realtà e lo stimola a trasformare le diversità personali dei compagni in risorse educative e didattiche per tutti.
    In conclusione si può affermare che se si iniziano ad educare i bambini fin da fanciulli ai valori dell’intercultura, forse un giorno il mondo assumerà un aspetto migliore e prendendo esempio dai nostri bambini ci si può rendere conto che, fondamentalmente, le diversità ci aiutano a crescere e ad arricchirci.

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