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Daunbailò: alla scoperta de Lamerica

Autore
Silvia Venturi - Università degli Studi di Firenze - [2005-06]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 66 pagine
  • Abstract
    Down By Law è un film che fa innamorare o che lascia indifferenti, una terza via non è concessa, ma, al di là di questo aut aut relativo al gusto personale, è un film che si prestava benissimo ad essere il campo da gioco, in cui avrei potuto affinare tutte le conoscenze apprese nei corsi di Teorie e pratiche della comunicazione cinematografica, Tecniche dello Story Editing, Tecniche della sceneggiatura, Sociologia dei processi culturali e Letterature anglo-americane.
    Lungi da me l’idea, peraltro presuntuosa, di esaurire una volta per tutte i percorsi di analisi che il film può ispirare, il mio unico intento era quello di rendere chiaro perché una pellicola come Down By Law potesse diventare una tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, perché potesse rivelarsi il degno coronamento di tre anni di studi in “Media e Giornalismo”. Ed è a questo scopo che risponde la Seconda Parte della tesi (nella Prima Parte si procede, infatti, all’analisi diretta del film, ritagliando dei brevi capitoletti allo studio della trama, della location, della lingua, della regia e dei personaggi.): estrapolando dalla pellicola gli argomenti socio-antropologici che più ci interessavano, come l’incontro con l’Altro, la convivenza tra culture diverse, la figura dello straniero nello società moderne, il pericolo del malinteso, ecc., ho cercato di formulare un discorso teorico che mettesse in luce non solo la profondità del film dal punto di vista contenutistico, ma soprattutto il suo essere ad hoc, il suo contenere in nuce molti dei temi che stanno alla base degli studi in Comunicazione.
    Le conclusioni a cui è giunto questo studio, possono essere infine così riassunte: “la conoscenza di noi stessi passa attraverso quella dell’Altro” (Todorov), dal momento che solo l’Altro può definirsi l’oracolo davanti al quale ci viene rivelato chi siamo.
    Da notare, però, che l’Alterità qui presa in esame è l’Alterità per eccellenza, esterna e lontana, esemplificata nella figura dello straniero, con cui le società moderne (e civili) hanno ormai imparato a convivere.
    Solo questo tipo di Alterità, infatti, è capace di destabilizzare profondamente il nostro modus vivendi, il nostro sistema di valori e certezze, ma, così facendo, ci induce a metterci in discussione, a sottoporre la nostra mappa del mondo a un positivo e fruttuoso processo di relativizzazione, e a capire in fondo che il nostro mondo non è “il migliore dei mondi possibili”.
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