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Spazi del confinamento biopolitico. Gewalt. Semantica del 'far vivere'. Eccezione permanente.

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Gabriele Roccheggiani - Università degli Studi di Urbino - [2006-07]
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  • Tesi completa: 226 pagine
  • Abstract
    La proposta analitica del lavoro è di tracciare ed elaborare le linee teoriche di una ‘socio-antropologia’ degli spazi del confinamento e del concentramento, quale possibile ‘strumento’ critico/ analitico capace di proporre uno specifico contributo ermeneutico all’analisi delle forme e delle prassi di inclusione / esclusione identitarie e politiche della società attuale. Il fine è quello di procedere all’elaborazione di un percorso volto ad interrogare il ‘campo’ quale ‘forma’ (limite che pone una differenza) sociale e politica, capace di rendere ‘visibili’ le moderne ‘tecnologie’ del ‘potere’ e al contempo di interrogarle in modo inedito.
    A sua volta, il tema del ‘potere’, nell’ampiezza delle sue possibili angolature e prospettive analitiche, si articola a partire dal dibattito attorno a quella che attualmente appare una delle categorie innovative atte a definirlo nell’era della globalizzazione incipiente e della ‘guerra al terrore’, vale a dire il concetto di ‘biopolitica’, proposto da Foucault.
    Dall’enucleazione e dalla decostruzione dei ‘nodi’ critici del dibattito ‘esegetico’ attorno al suddetto concetto (ci si riferisce al ‘dibattito’ italiano, il quale coinvolge autori quali Antonio Negri, Giorgio Agamben, Roberto Esposito), si affronta un percorso critico/analitico riguardante l’articolato concetto di ‘potere’ nell’intero corpus dell’opera di Foucault, con particolare attenzione nel porne in evidenza la prospettiva metodologica ‘archeologica’, e soprattutto la peculiare dinamica ‘relazionale’ dei processi di inclusione/ esclusione politica e sociale che il cosiddetto potere contemporaneo di ‘far vivere e respingere nella morte’ pone in essere.
    Una simile accezione del potere foucaultiano propone a sua volta una più complessa articolazione del concetto ‘ortodosso’ e ‘paradigmatico’ di ‘biopolitica’, per configurarsi quale potere di controllo – stimolo del vivente, un potere del corpo e sul corpo, profondamente saldato e costituito dalle ‘nuove empiricità’ (vita, lavoro, linguaggio) e dalle ‘scienze dell’uomo’.
    Il complessivo e polimorfo concetto di ‘potere’ che emerge dal percorso critico foucaultiano, irriducibile ad un solo paradigma, permette di gettare quindi nuova luce sui concetti che, a partire dalla ‘biopolitica’, gli ‘esegeti’ foucaultiani propongono ed elaborano a loro volta quali ‘definizioni costitutive’ del potere contemporaneo: ‘immunizzazione’, ‘impero’ e homo sacer. Di qui si propone una disarticolazione ed un approfondimento del percorso analitico affrontato, attraverso i concetti-guida di ‘eccezione’ e ‘paradosso’, violenza/diritto (Gewalt, nella specifica accezione di Walter Benjamin) e sovranità, per proporre una pluridisciplinare ‘costellazione’ teorica della ‘faglia’ del potere contemporaneo ( utilizzando in particolar modo i contributi dello stesso Benjamin, di Niklas Luhmann, René Girard, Gregory Bateson ed Hannah Arendt). Si tratta di fatto di un ‘movimento critico’ che, attraverso la l’individuazione dei nodi teorici interni ai paradigmi ‘paralleli’ a quello di bio – politica, propone a sua volta una ‘ibridazione’ tra alcuni aspetti degli stessi e il medesimo pensiero di Foucault, con il risultato di prospettare una possibile ‘costellazione teorica’ pluridisciplinare del concetto di potere.
    Ciò che ‘emerge’ in primo luogo quale ipotesi analitica è un potere costituito dalla continua re-inscrizione nel vivente della propria paradossalità, la quale viene a configurare un generalizzato ‘stato d’eccezione’ come continua, variabile e diffusa ‘cesura dell’umano’, cesura ‘interna’ all’uomo ed al corpo sociale, a sua volta intesa come ‘macchina antropologica’ e ‘tecnopolitica’, la quale ‘respinge nella morte’ vite inferiori e ‘fuori luogo’, nel nome della sicurezza e tutela della popolazione o della natura umana.
    Tale forma di potere viene in tal senso pensata in ‘relazione’ al suo Umwelt storico-politico e sociale, in particolare attraverso una riflessione sulle scienze della ‘doppia vita’ nel XIX secolo (antropo-biologia, linguistica comparata, zoologia, eugenetica), nonché in rapporto a quella sfera dell’ ‘arcipelago’ istituzionale e burocratico che vede negli spazi e nei ‘tecnici della vita’ e del controllo (ricoveri, asili, prigioni, funzionari, giudici, esaminatori, ecc.) la modalità operativa di quella medesima forma del potere – cesura dell’umano. L’insieme di tali analisi, posto in relazione critica come possibile ‘genealogia’ socio-politica di quella particolare disumanizzazione che s-personalizza il vivente in nome di una ‘semantica della vita’, fino a confinarlo, concentrarlo, sterminarlo, è di fatto l’ipotesi e l’orizzonte teorico generale che si delinea.
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