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La lunga ora d'aria. Una ricerca sui Centri di Permanenza Temporanea.

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Helen Dardanelli - Università degli Studi di Torino - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 296 pagine
  • Abstract
    La denominazione Centri di Permanenza Temporanea è quella ufficialmente attribuita ai Centri di trattenimento per migranti. In essa si cela un ossimoro, in quanto la permanenza implica stabilità, mentre l’epiteto temporanea sottintende precarietà.
    Il linguaggio con cui ci si riferisce a queste istituzioni corre su un doppio binario a partire dall’acronimo Cpt, che ingoia il nonsense e si avvicina con finta noncuranza alla positività di un’altra istituzione che interessa gli immigrati, il CTP (Centro Territoriale Permanente). Gli eufemismi e le svariate forme di diniego immergono i Centri in una confusione che perpetra l’ignoranza sulla loro reale natura.
    La mia tesi parte dall’analisi delle definizioni, spesso antitetiche, date ai Centri di Permanenza Temporanea e ne scova di inedite, andandole a ricercare nei racconti di vita di immigrati irregolari trattenuti ed ex-trattenuti e di testimoni privilegiati che lavorano a contatto col Centro di Torino.
    Le interviste sono state condotte in gran parte all’interno del Centro stesso, ai trattenuti, al medico di turno e al direttore. Ho contattato inoltre una responsabile della Prefettura, un carabiniere, un assessore e alcuni immigrati rimasti in Italia dopo essere stati rilasciati.
    La base teorica da cui parte la mia analisi, e che mi permette di tenere insieme livello macro e livello micro, è il cosiddetto “battello di Coleman”. Dall’inquadramento del contesto politico che ha sancito la nascita dell’istituzione, si scende all’interazione tra le parti che la reificano, per risalire ad un piano macrosociale che restituisce un’immagine più complessa e più completa dell’oggetto, attraverso l’analisi del linguaggio giornalistico che la descrive.
    L’obiettivo è quello di riavvicinare il più possibile il piano semantico a quello reale, per capire “che cos’è un Cpt”, quanto si discosti da un carcere, se è corretto definirlo lager (come è stato fatto da più parti).
    Per trarre delle conclusioni bisogna scontrarsi coi racconti clandestini di individui di cui è stata distrutta la personalità e soffocata l’identità. Individui che parlano di se stessi come di animali in gabbia, senza più un nome, né una patria.
    Un’analisi sociologica condotta su più piani, che guarda ad un’istituzione sconosciuta ai più in tutte le sue sfaccettature.
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