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Il mock-documentary tra realtà e finzione

Autore
Federico Larosa - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 599 pagine
  • Abstract
    Realtà e finzione sono spesso descritte come categorie concettuali irriducibili e in opposizione tra loro. Sempre più frequentemente però, l’universo dei media ci mostra come questa concezione sia limitata e, soprattutto, non tenga conto degli scambi che intercorrono tra le due categorie. Nell’ambito del rapporto realtà vs finzione, nel panorama dei media visivi, assume particolare rilevanza un nuovo genere che si alimenta della dialettica vero/falso: il mock-documentary.
    Termine anglosassone utilizzato nell’ambito della produzione cinematografica e televisiva, il mock-documentary indica quel prodotto audiovisivo che racchiude nella propria realizzazione lo stile documentaristico integrato con elementi di finzione. Un finto documentario, quindi, che utilizza la forma, la struttura e le convenzioni del genere per testimoniare l’autenticità di un mondo che in realtà autentico non è.
    Così facendo sono state gettate le basi per l’istituzionalizzazione del mock-documentary che, a differenza degli altri generi, possiede solo il nome di ciò che intende rappresentare: la realtà.
    Il lavoro di tesi parte dalla distinzione tra cinema di finzione e cinema documentario. Sarà inevitabile, a questo punto, accennare alle creazioni di Melies e alla produzione dei fratelli Lumiere, ai quali la letteratura in materia spesso si rifà per parlare delle suddette anime del linguaggio cinematografico.
    La realizzazione dei mock-documentaries è solo la punta dell’iceberg di un sistema di pratiche che, in concreto e da sempre, disattendono questa impostazione rigida e schematica. Da Dziga Vertov a Abbas Kiarostami, passando attraverso Robert Flaherty, la tecnica del documentario ha mostrato tutte le sue contraddizioni e le sue ambiguità.
    Inquadrato in questa prospettiva, il mock-documentary si spinge necessariamente oltre e più in profondità.
    Avvalendomi, quindi, di un valido strumento di analisi, quale il libro Faking it : Mock-Documentary and the Subversion of Factuality di Craig Hight e Jane Roscoe e insieme alle analisi di alcuni mock-documentaries (tra cui Zelig, The Falls, The Rutles, This Is Spinal Tap), l’obiettivo del mio lavoro sarà quello di mettere in luce il tentativo riuscito, da parte di queste produzioni, di minare, dall’interno, i presupposti che fondano il genere documentario.
    Illustrerò come i testi annoverabili nella produzione di mock-documentaries tendano sistematicamente a parodiare e a criticare le convenzioni del documentario (e dei mass media in generale).
    Infine, evidenzierò come il mock-documentary può arrivare a decostruire queste convenzioni, demolendone gli assunti di base e le pretese di verità oggettiva insite nella natura del documentario.
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