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La misura dell'intangibile - La comunicazione della responsabilità sociale d'impresa - Il caso IndesitCompany

Autore
Elisa Cipriani - Università degli Studi di Macerata - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 182 pagine
  • Abstract
    Perché esiste il bisogno di definire concretamente l’intangibile? Perché limitare le potenzialità di una persona all’interno di rigide regole, perdendo così l’aurea sottostante le opere umane ?

    Personalmente ritengo che questo voluto impoverimento delle qualità umane sia, in realtà, un modo per poterle riconoscere e rispettare al meglio: cercare di catturare l’essenza umana come la fotografia cerca di fare con il tempo.

    E così, ecco che oggi anche le aziende si rendono conto di essere fatte dall’uomo, e per l’uomo. Per poter rendere dimostrabile, applicabile, salvaguardabile la centralità investita dalle risorse umane, le aziende si affidano ad una serie di formalismi che hanno lo scopo di far rispettare realmente ciò che si dovrebbe difendere: le persone e il loro ambiente.

    Il rispetto dell’uomo allora cerca di tradursi in codici etici aziendali, in carte dei valori, in Convenzioni internazionali, in decreti e leggi statali. La tesi tratta, appunto, di questi formalismi che hanno la volontà di riconoscere veramente la risorsa uomo/ambiente, formalismi che devono essere condivisi dai componenti delle aziende e che, quindi, devono essere comunicati. In particolare, si prende in considerazione l’azienda marchigiana IndesitCompany , e il modo in cui essa è realmente consapevole dei concetti della responsabilità sociale d’impresa e dello sviluppo sostenibile, concetti finalizzati ad un processo di miglioramento continuo, alla base del vero successo. Un passo della tesi riassume sinteticamente l’ipotesi su cui la stessa si fonda:

    Rimanere al buio…gli interlocutori dell’azienda non percepiscono il suo operato, al massimo lo intravedono, e comunque non riescono a comprenderne gli effetti negativi…e positivi. L’azienda rimane un’isola e l’ambiente esterno s’infrange sulle sue coste sconosciute, indifese. O vivere in deserti assolati, dove l’azienda, illuminata e accecata da troppa luce, rischia di cadere nel miraggio momentaneo del successo.

    In altre parole: è davvero necessario il formalismo e la sua comunicazione, oppure un’azienda può essere profondamente responsabile anche senza? Servono realmente codici, riconoscimenti, certificazioni ? Per rispondere, parzialmente, a queste domande mi affido alle conclusioni che derivano da un’intervista fatta ad Enzo Argante, Presidente dell’Associazione Pentapolis , e da una serie di questionari compilati da lavoratori intervistati presso alcune mense interaziendali della Provincia di Ancona.
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