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Fenomeno del bullismo nelle carceri della Campania

Autore
Mariaconcetta Del Prete - Seconda Università degli Studi di Napoli - [2005-06]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 103 pagine
  • Abstract
    L’oggetto della tesi è il “Fenomeno del bullismo nelle carceri della Campania”.
    La crisi che investe il mondo carcerario, testimoniato recentemente anche dall’ultimo provvedimento legislativo (l’indulto), ha dato modo di approfondire tale fenomeno, che purtroppo, in Italia non è mai stato studiato da nessun ricercatore. Partendo dalla ricerca effettuata in Gran Bretagna, dalla Dott.ssa Jane L. Ireland ho eseguito tale tesi di laurea, ovviamente tenendo conto del diverso sistema carcerario tra quello britannico e quello italiano. Tutte le carceri nel Regno Unito sono categorizzate in termini del livello di sicurezza per contenere i detenuti. Mentre gli istituti penitenziari italiani accolgono, nella medesima struttura, una varietà di soggetti che hanno commesso reati diversi, a causa del sovraffollamento, anche se teoricamente esistono reparti che permettono di differenziare i detenuti in base al reato. In particolare, la regione Campania, presenta una realtà carceraria molto problematica, si considerino a tal proposito due condizioni: uno svantaggio economico rispetto alle altre regioni italiane e la diffusione di una sub-cultura deviante. In particolare, la camorra assume un ruolo significativo in tale contesto sociale ad alto rischio: essa, infatti, non si configura solo come un’associazione il cui scopo e di perseguire in modo organizzato il crimine, ma diviene anche punto di riferimento di valori quali la cultura della sopraffazione, della prevaricazione del forte sul debole.
    Nella prima parte della tesi viene riportato lo studio teorico del bullismo come segnale aggressivo; la seconda parte è dedicata all’analisi dei dati ottenuti dalla somministrazione di un questionario (DIPC-R), nell’adattamento italiano della versione originaria della Dott.ssa Jane L. Ireland, ai detenuti di due istituti penitenziari, la casa circondariale maschile di Secondigliano e la casa circondariale femminile di Pozzuoli. Dallo studio di tale contesto sociale spero si possa ottenere una conoscenza maggiore della situazione carceraria e che si possa intervenire nel miglior modo possibile adottando strategie di intervento per rafforzare il recupero nella società dei detenuti.

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