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Anatomia del trailer: metatesto o testo breve?

Autore
Patrizia Delli Santi - Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 82 pagine
  • Abstract
    La mia tesi ha come obiettivo quello di analizzare – sia pure in maniera sintetica, scalfendone appena la vasta superficie – il trailer, forma breve nata ed evolutasi con il cinema, ponendo l’attenzione sul fatto che tale testo possa essere un metatesto od un testo breve (se non entrambi). Per metatesto si vuole intendere, rifacendosi a Gerard Genette, quel testo che parla o spiega un altro testo; il concetto di testo breve, invece, va ad indicare una forma autonoma, titolare di una propria completezza ed autosufficienza dal testo di riferimento.
    A dispetto di una bibliografia ancora limitata, buona parte del lavoro è stato reso possibile dalle conoscenze cinematografiche e semiotiche maturate durante il corso di studi, senza dimenticare la preziosa esperienza lavorativa svolta presso la redazione della rivista “Nocturno”, il mensile dedicato al cinema di genere italiano ed internazionale fondato da Manlio Gomarasca e Davide Pulici.
    Venendo ad illustrare la struttura del presente lavoro, il primo capitolo propone una veloce analisi di tipo storico del trailer, dalla forma del prossimamente ai giorni nostri, dai cartelloni degli anni Dieci fino ai trailer in formato iPod contemporaneo. Si pone in seguito l’attenzione sul medium tramite il quale il trailer viene diffuso, poiché ricopre un ruolo cardine nella costruzione del trailer stesso; “Il medium è il messaggio” come affermano McLuhan e Marshall, proprio perché con il variare del media varia il linguaggio, e con esso il messaggio che si vuole trasmettere. A tale proposito il campione in analisi comprende trailer proposti in radio, in televisione e in sala.
    Con il secondo capitolo si focalizza l’attenzione sui vari modelli di trailer, tutti fortemente correlati al genere cinematografico cui si riferisce il film. Tali modelli sono il frutto di una ricerca su campo che mi ha permesso di comprendere perché determinate tipologie di montaggio siano ripetute per la costruzione di trailer inerenti al medesimo genere.
    L’analisi si sofferma, in particolare, sul modello chiamato “elaborato articolato”, proponendo come esempio il trailer di Saw l’Enigmista (Saw, 2004) per il quale sono stati considerati alcuni elementi chiave quali: il piano dell’enunciato e dell’enunciazione, il montaggio e la temporalizazione, ed infine l’intertestualità come valore aggiunto alla pellicola mediante il confronto con altri film di successo dello stesso genere horror.
    Il terzo capitolo affronta direttamente il quesito “chiave” della tesi, ponendo in esame il contratto testuale che intercorre fra il trailer ed il suo spettatore, ed analizzando in maniera più approfondita il montaggio e tutto ciò che questo comporta come risignificazione di quelle immagini all’interno del trailer.
    Il lavoro si conclude con un quarto capitolo ancora in work in progress, prontamente suggerito dalle cronache cinematografiche: si illustra l’operazione tentata da Tarantino e Rodriguez per il film Grindhouse, analizzando il rapporto che intercorre tra il film, i “falsi trailer” ed i generi ai quali questi si riferiscono; quasi una forma sperimentale di trailer, per di più fondati su film che non esistono.
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