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Continuità della relazione padri-figli per padri detenuti

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Michela Tascedda - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 132 pagine
  • Abstract
    Il carcere è un mondo particolare popolato da persone che, al di là della gravità del reato commesso, lasciano fuori una famiglia, una moglie e dei figli. Non si può rispettare completamente il detenuto, nè favorire il suo recupero e reinserimento sociale se non si tiene conto di quella parte che il recluso lascia fuori dall'istituzione e che continua ad esistere e ad influenzare la sua vita. Il momento dell'arresto è un evento traumatico molto forte per l'intero nucleo familiare ma in particolar modo per i figli, che molto spesso non riescono ad accettare e capire questo improvviso allontanamento da casa del padre. Solitamente si tende a non dire la verità al bambino riguardo all'accaduto e questo non fa altro che incrementare le sue paure e le sue ansie. Il padre è una figura molto importante e la sua assenza ha sicuramente delle ripercussioni sullo sviluppo emotivo e relazionale del bambino, soprattutto se è molto piccolo e non supportato dal genitore non detenuto o da altri adulti significativi. L'interruzione del rapporto con il padre può infatti causare una serie di problematiche nel bambino e risulta difficile e complicato continuare ad esercitare la paternità quando si è in carcere. E' importante, per garantire un'ottimale sviluppo psicofisico del minore che egli continui a mantenere un rapporto con il padre, sempre laddove la capacità genitoriale del reclusoo non risulti compromessa. A questo proposito, in alcune carceri italiane sono state attivate diverse iniziative volte al sostegno del legame tra il genitore detenuto e i figli (es. progetto Peter Pan).
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