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Teatro e diverse abilità

Autore
Marzia Castiglione - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2006-07]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 107 pagine
  • Abstract
    La stesura di questo Elaborato di Laurea nasce da una mia importante esperienza di crescita personale: quella di partecipare ad un laboratorio teatrale; da questa posso affermare che il teatro ha un grande valore pedagogico (questo si impara anche dall’importanza che Makarenko dà al teatro all’interno del suo collettivo) ed ha anche una funzione psicologica che ho voluto provare leggendo il testo di Lev Semenovic Vygotskij, Fondamenti di difettologia, Roma, Bulzoni, 1986.
    Ho ritenuto opportuno dividere il lavoro in due parti. Nella prima ho voluto esplicitare il lega-me che c’è tra il teatro e la pedagogia analizzando anche dei testi di Alessandro Pontremoli: il Pon-tremoli spiega che anche nella Grecia antica il teatro veniva associato a riti legati a mitologia e espressioni popolari e, quindi, anche in tempi antichi il teatro non si limitava ad una semplice rap-presentazione ma era un forte manifestazione, che coinvolgeva sia gli attori quanto il pubblico che si recava in quel luogo anche per lo svolgimento di un rito oltre che un semplice spettacolo. Sempre nella Prima parte spiego come, andando avanti nella storia, il teatro viene impiegato come forma di terapia o, anche, supporto ad altre terapie convenzionali: ho dovuto spiegare il concetto di disabilità e la differenza tra menomazione, disabilità e malattia e, inoltre, ho ritenuto opportuno, aiutandomi con il testo di Vygotskij, spiegare le differenze tra un tipo di disabilità a l’altra. La Parte seconda è quella relativa alla mia esperienza come attrice e spettatrice dei registi Alessandra Panelli e Stefano Viali. L’amicizia con Alessandra ha arricchito il mio punto di vista: lei mi ha fornito nuovo materiale e tra noi si è stabilito un confronto vivace e un positivo scambio di idee basato su e-mail, telefonate e discussioni. Ho dedicato i primi capitoli della Parte seconda al racconto di quel-la che per me è stata l’incredibile esperienza di “fare teatro”.
    Spero di aver reso l’idea di quanto mi ha giovato sia per l’integrazione con altri ragazzi della mia età non disabili, sia per il grandissimo lavoro che posso equiparare alla fisioterapia e alla lo-gopedia. Mi è sembrato giusto parlare delle persone che ho conosciuto al laboratorio teatrale, delle prove, degli spettacoli e della compagnia che dal secondo anno di liceo al secondo di università mi hanno accompagnata, facendomi crescere ed emozionare. Ho diviso questa seconda parte in due capitoli “riflessioni di un’attrice” dove parlo del laboratorio teatrale e “riflessione di una spettatrice” dove racconto gli spettacoli che ho visto e descrivo (quando la regia era di Stefano o di Ales-sandra) la grossa mole di lavoro, impegno, fatica e i problemi economici che ci sono stati dietro ad ogni singolo spettacolo.
    In appendice ho deciso di inserire degli articoli di giornale che raccontano di episodi problema-tici, di disagi ed emarginazione, che hanno visto come protagonisti dei ragazzi disabili; gli articoli si riferiscono a manifestazioni artistiche come concerti e rappresentazioni cinematografiche.
    Sempre in appendice ho scelto di riportare un capitolo dell’elaborato di laurea di Sara Collepicco-lo, in quanto approfondisce il concetto di handicap nel Poema Pedagogico.
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