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Infotainment tra mobbing e censura in Rai

Autore
Georgia Andreoli - Università degli Studi Roma Tre - [2006-07]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 77 pagine
  • Abstract
    “I mass media sono ormai da tempo usciti dal loro spazio mediale per investire dall'interno la vita reale, proprio come fa il virus con una cellula normale"
    Il 3 Gennaio 1954 il mondo della comunicazione in Italia viene rivolu-zionato, assistiamo alla prima trasmissione della televisione pubblica.
    La comunicazione elettronica ha attraversato diverse fasi: dalla radio alla televisione, dalla fase monopolistica a quella duopolistica degli anni Ottanta del XX secolo, arrivando agli anni Novanta in cui nascono le paytv fino alla recente nascita di internet.
    La televisione ha cambiato le abitudini della nostra società: ha contribuito all’alfabetizzazione del nostro paese, alla nascita di una cultura di massa, ha permesso la conoscenza delle abitudini e della storia di etnie diverse, di paesi lontani dal nostro, ci ha fatto sentire parte del mondo, attraverso immagini, suoni e notizie provenienti da luoghi spesso sconosciuti a molti.
    Il suo contributo è rilevante sia a livello informativo sia educativo, nonché di intrattenimento; la tv è una fedele amica, un surrogato del dialogo, una finestra sul mondo.
    Dietro a questo affascinante medium di comunicazione si muovono persone, ideali ed interessi economici di grande portata. Non tutto ciò che vediamo è frutto di un impegno volto all’educazione o alla pura informazione del pubblico. Con la nascita e lo sviluppo della neotelevisione negli anni Ottanta, i confini tra i generi si ammorbidiscono e si lasciano contaminare dall’intrattenimento.
    Nasce così l’Infotainment, un ibrido tra informazione ed intrattenimento, di cui la televisione attuale fa largo uso, e al quale il pubblico si è abituato a tal punto da non accorgersi dei danni che spesso subisce. L’Infotainment ha “ucciso” le inchieste e le trasmissioni di approfondimento delle notizie dando vita ad un’informazione spettacolarizzata, volta all’aumento degli ascolti più che alla formazione di un giudizio critico del pubblico.La merce di scambio, in questo caso, diventa l’audience di un programma, l’ascolto medio giornaliero di una trasmissione. Gli inte-ressi economici giocano un ruolo fondamentale anche nella televisione pubblica, i cui proventi derivano dal canone, dai finanziamenti statali e dalla pubblicità.
    Il rischio che la Rai sta correndo, e che in parte già si è verificato, è quello di omologarsi alla televisione commerciale, sia nella struttura, che nei contenuti qualunquistici dei programmi.
    In questo quadro di insieme si aggiunge un tassello che suscita, sin dagli esordi del medium comunicativo, gravi preoccupazioni: l’ingerenza della politica nella televisione pubblica.La discussione è proposta in modo da poter avere un quadro d’insieme sui problemi riguardanti la televisione pubblica italiana, attraverso:

    1. l’organizzazione e la struttura della Rai
    2. le normative a cui fa riferimento
    3. alcune interviste che ho raccolto, in cui i diretti interessati parlano del mobbing che li ha colpiti negli ultimi anni di amministrazione Rai
    4. una rassegna stampa di alcuni giornali su casi di censura subita da programmi di satira e di informazione.


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