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Albert O. Hirschman e le teorie dello sviluppo

Autore
Angelo De Gennaro - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2000-01]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 137 pagine
  • Abstract
    Introduzione

    Scopo del seguente lavoro è di illustrare il contributo fornito
    dall'economista e scienziato sociale A. O. Hirschman all'affermazione della sottodisciplina dell'economia relativa ai problemi dello sviluppo, l'economia dello sviluppo, appunto, e alla sua successiva trasformazione in teoria dello sviluppo.

    Questa evoluzione, che emerge dai fallimenti di un approccio puramente economicistico al problema dello sviluppo, individua un campo di indagine caratterizzato da una fondamentale multidisciplinarità che attinge all'economia, certamente, ma anche alla storia, alla sociologia, all'antropologia, alla psicologia.

    Il primo capitolo, che analizza la parte della produzione di Hirschman che rientra sotto la dicitura “storia delle idee”, ci sarà utile per iniziare ad illustrare il particolare stile cognitivo del nostro autore, il “possibilismo”, ma, soprattutto per comprendere la mentalità con cui i primi scienziati sociali occidentali approcciarono il problema dello sviluppo.

    Questa mentalità era propria di coloro i quali abbracciarono, più o meno consapevolmente e più o meno profondamente, il paradigma della modernizzazione, e il suo principale assunto che vede lo sviluppo come un processo lineare in cui l’Occidente rappresenta l’esempio da imitare. Questo sarà il tema principale del secondo capitolo, che servirà anche ad introdurre alcuni “strumenti del possibilismo”, le connessioni, il ruolo degli squilibri nel corso dello sviluppo, le razionalità occulte, la dissonanza cognitiva.

    Il terzo capitolo è dedicato alle teorie che, nate dall’esperienza nel Sud del pianeta, e pur non rifiutando, almeno inizialmente, la manifestazione fondamentale della modernizzazione, l’industrializzazione, criticano aspramente i modelli di sviluppo allora correnti, in nome di differenze strutturali tra economie sviluppate e sottosviluppate. Merito dell’approccio della dipendenza è quello di aver aperto l’analisi dello sviluppo ai sociologi, i quali, a differenza degli economisti ortodossi, hanno gli strumenti metodologici per poter analizzare le correlazioni tra politica ed economia.

    Nel quarto capitolo, infine, tenteremo di illustrare le eterogenee teorie degli ultimi anni, in cui, se si prescinde dall’interesse per l’economia informale, che accoglie comunque contributi diversissimi tra loro, non si individua, fortunatamente, un paradigma dominante (i “disastri dello sviluppo” e l’enorme aumento della povertà hanno condotto i “facitori di leggi” a più miti consigli). Concluderemo, inoltre, l’analisi dello stile cognitivo di Hirschman, tentando di illustrare come questo faccia parte di una generale costruzione di una nuova mentalità progressista che si sforza di evidenziare che un approccio fortemente empirico, necessità più e più volte richiamata da H., sia necessario in tutte le scienze sociali e soprattutto nella teoria dello sviluppo, un campo in cui l'applicazione di teorie inadeguate (prevalentemente logico-deduttive) e non incentrate sulla osservazione dell'oggetto di indagine ha conseguenze spesso catastrofiche.

    Tutto ciò, anche nella speranza di riuscire ad illustrare come una diversa economia, che accoglie anche contributi di altre scienze sociali, quindi più “complicata”, certamente, ma non più guidata esclusivamente dall'asfittico paradigma dell' interesse - ma cos'è poi un “interesse”? -possa tendere ad essere una “scienza morale e sociale”, per dirla con Hirschman, e non, come spesso avviene, la giustificazione a posteriori dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
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