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Il videoclip in televisione. Il lavoro di Sednaoui nella ricerca espressiva fra musica e immagine

Autore
Angela De Simone - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - [2005-06]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 137 pagine
  • Abstract
    Uno dei fenomeni più interessanti di contaminazione fra diversi linguaggi e mondi espressivi è la videomusica, luogo d'incontro fra cinema e musica, fra tecniche filmiche ed elettroniche, fra linguaggi dell'immagine e del suono. Nata oltre vent’anni fa come strumento promozionale per la vendita di dischi, la videomusica ha assunto sempre più i contorni di una vera e propria espressione autonoma, genere fra i più moderni, mezzo di comunicazione straordinariamente giovane e libero, in grado di toccare l'emotività di un pubblico vastissimo, in ogni parte del mondo. Attraverso i videoclip musicali milioni di giovani ascoltatori si sono infatti trasformati in spettatori, partecipi di una nuova esperienza visiva che non è vincolata a nessun tempo ma che vive e narra oggetti, fatti, luoghi, gesti, sogni, mondi naturali o sintetici, acquisendo ogni evento in stile e tutti i miti del cinema in nuova espressività.
    L'ingresso del video in tutta la produzione e non solo in quella artistica, non ha lasciato intatto lo scenario. Ha modificato le strutture comunicazionali e prima ancora le possibilità del pensiero, dei sensi e dei desideri, la facoltà di vedere le cose secondo altre o nuove coordinate. Il video in questi decenni ha trovato una risposta alla sua collocazione perchè ha trovato più dimore, fuori e dentro l'arte. Il videoclip ha creato una forma e una sintassi agile e in continuo mutamento; la memoria che era solo auditiva nei confronti della canzone ora diviene anche visiva. Si fa più forte, perchè più completa e molto più facile da memorizzare. La percezione avviene soprattutto tramite la vista e l’udito: sovente è l'occhio insieme all'orecchio a misurare, a gustare, a odorare, a toccare, in un processo culturale che ha conosciuto una notevole accelerazione dopo l'avvento della fotografia.
    I mezzi elettronici e digitali hanno contribuito ulteriormente all’evoluzione di questa trasformazione. Le nuove forme cinematografiche emerse all’inizio degli anni Ottanta non si affidano alla narrazione lineare e rifiutano il realismo, nonché i luoghi deputati al cinema, preferendo al teatro la televisione e lo schermo di un computer. Probabilmente non si tratta di una coincidenza se il genere del videoclip è nato proprio quando gli strumenti elettronici si sono diffusi negli studi di produzione. I video musicali costruiscono una forma di narrazione, ma non seguono uno svolgimento lineare dall’inizio alla fine e pertanto si avvalgono di immagini in pellicole o video, modificate però sino a negare le norme tradizionali del realismo cinematografico.
    Il genere del videoclip è stato un vero e proprio laboratorio in cui sperimentare le nuove possibilità offerte dai computer alla manipolazione fotografica, giocando sullo spazio tra seconda e terza dimensione, pittura e realismo, fotografia e collage. In sostanza, il videoclip è il libro di testo del cinema digitale, costantemente in movimento e in espansione.
    Non bisogna poi tralasciare l’aspetto commerciale. Memorizzare visivamente un cantante e il suo video non vuol dire dare meno importanza all'ascolto della canzone, anzi ne rafforza la memoria. Questo è di estrema importanza in quanto garantisce un coinvolgimento superiore da parte dello spettatore.
    Stephane Sednaoui nasce come fotografo con il sogno di diventare regista, si presta al mondo dei videoclip quasi per caso e riesce a diventare una delle figure più adatte a interpretare questa complessità.
    La tesi vorrà analizzare proprio la capacità di Sednaoui di approcciarsi alla regia di videoclip utilizzando la fotografia come base, riuscendo a convertirla in movimento in una continua ricerca espressiva tra musica e immagini. Per farlo partiremo da un’analisi della forza espressiva della fotografia, base essenziale per lo sviluppo dei lavori di Sednaoui, approfondendo il discorso dal punto di vista cinematografico. Successivamente ci sposteremo ad esaminare le nuove forme di sinestesia tra l’apparato visivo e quello uditivo, gli audiovisivi.
    Infine ci soffermeremo sulla figura di Stephane Sednaoui e su tre fra i suoi lavori più significativi: Seven seconds di Youssou ‘N Dour, caratterizzato dall’uso di un intenso bianco&nero e da decisi primi piani; For real di Tricky, schizofrenico e molto fotografico; Possibly Maybe di Bjork, caratterizzato da scelte cromatiche molto forti e da una non linearità che si riconduce in una perfetta circolarità.
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