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Top secret: il segreto professionale del giornalista

Autore
Cristina Zammataro - Università degli Studi di Palermo - [2005-06]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 115 pagine
  • Abstract
    Il giornalismo è il sole che dirada le nebbie dell’ignoranza,
    che svolge e matura i grandi sistemi di civilizzazione.

    Questa la missione che dovrebbe essere nel Dna della stampa e di cui parlava il «Corriere Lombardo».
    Il lavoro del giornalista, regolato dall’art. 2 della Legge n. 69 del 3 febbraio 1963, si ispira fondamentalmente ai principi della libertà d’informazione e di opinione sanciti dalla nostra Costituzione a tutela dell’altrui personalità e della verità sostanziale dei fatti.
    Nel dare le notizie, anche quelle inerenti fatti giudiziari, il giornalista deve tenere conto di alcuni canoni deontologici fondamentali quali la verità dei fatti, l’interesse pubblico e l’essenzialità della notizia.
    Pertanto il giornalista deve considerare la grande responsabilità di cui è investito. Nel farlo dovrebbe evitare di pensare di poter formare il pubblico attraverso le notizie che gli fornisce, o offuscarne le coscienze o condurlo al disprezzo di una determinata cerchia politica in favore di altre.
    Ed é attraverso il diritto di cronaca che vi è progresso civile specie quando chi scrive non assume in sé l’onere dell’altrui accusa proprio per non passare dal campo della cronaca a quello dell’opinione.
    Il diritto di cronaca, o jus narrandi, per essere esercitato, deve essere garantito dal segreto professionale che permette al giornalista di non “bruciare” o comunque di non mettere a repentaglio le fonti che gli passano le notizie.
    Nel nostro ordinamento questo principio viene tutelato, come avremo modo di mostrare nel corso del nostro lavoro, con l’articolo 622 del Codice penale, che punisce la rivelazione di tale segreto, oltre che con l’articolo 2 comma III della “legge professionale” 69/1963, secondo il quale i giornalisti “sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse” e con l’articolo 13 co. V della legge sulla privacy, che afferma: “Restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di giornalista, limitatamente alla fonte della notizia”.
    Così il problema si pone sul dire e non dire, sul quanto dire e come dire avendo chiari i concetti di libertà ed eticità.
    Pensiamo alla cronaca giudiziaria. I processi sono veri e propri riti che inducono l’uomo a meditare sui valori universali, perché non si può giudicare senza porsi su di un piano più elevato ed imparziale.
    Le aule di giustizia, purtroppo, diventano sempre più un “circo” e le notizie relative al processo stesso sono sempre più spettacolarizzate, ma il cronista ha comunque il diritto-dovere di avvicinare il pubblico ai dibattimenti, di diffondere le notizie contenute nei processi.
    Così s’impone alla stampa il compito di armonizzare l’esperienza di uno dei suoi compiti essenziali, cioè quello di informativa della pubblica opinione, con la necessità della tutela del segreto istruttorio e della massima obiettività nei resoconti dei dibattimenti giudiziari.
    La pervasività dei mass media e l’autorevolezza di cui, in genere, godono o, più semplicemente, il fatto che molto spesso essi rappresentano l’unica fonte informativa a cui gli individui possono accedere rispetto a certi aspetti della realtà, genera una significativa dipendenza soprattutto relativamente alle idee e le immagini che questi ultimi possono farsi di molti aspetti della realtà.
    Diventa così lecito, alla stampa, riferire fatti di cronaca giudiziaria, ove si tenga appunto presente il carattere sociale e morale della sua funzione, nonché esprimere apprezzamento ed esercitare il potere di una critica serena sui fatti stessi, attraverso una corretta esposizione, una chiara sintesi ed una critica, facendo sì che il lettore si senta partecipe al dibattimento come fosse presente in aula.
    Determinanti sono quindi la quantità e la qualità delle fonti che forniscono al giornalista le informazioni. Il nostro lavoro si apre con l’inquadramento delle fonti, quindi diremo cos’è una fonte, i tipi di fonte ed il rapporto di complicità che un giornalista instaura con esse.
    Proseguiremo delineando il concetto di segreto nel diritto costituzionale ed analizzando i tipi di segreto pertinenti con il nostro lavoro. Senza tralasciare le diverse fonti giuridiche che tutelano i professionisti, arriveremo al fulcro della nostra analisi: il segreto professionale del giornalista. Lì, dopo un’attenta analisi del problema, presenteremo alcuni casi di giornalisti che hanno opposto il segreto professionale e hanno avuto conseguenze penali per questo loro atteggiamento.
    Nell’ultimo capitolo dimostreremo come il giornalista ha il diritto di acquisire lecitamente le trascrizioni di intercettazioni penali.
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