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Lo humour nella pubblicità inglese. Analisi semiotica degli spot Guinness, Timex e Daz

Autore
Katia Aresu - Università degli Studi di Perugia - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 183 pagine
  • Abstract
    Il presente lavoro si pone l’obiettivo di fornire una ricerca centrata sullo humour, che ricopre un ruolo sicuramente non marginale nelle pubblicità inglesi, coinvolge il consumatore in maniera divertente impegnandolo alla co-produzione del senso del messaggio e perciò è stato utilizzato del materiale reperito per la maggior parte in Gran Bretagna. In Italia molti degli spot seguono lo stile pubblicitario anglosassone.
    Inizialmente si traccerà un generale profilo storico, riportando anche alcuni casi concreti e importanti di pubblicità create nel corso dei secoli. Ad esempio il primo annuncio stampa della Pears soap permise, attraverso quadri famosi come “Bubbles”, di far conoscere l’arte alla gente e attraverso rebus stuzzicava l’attenzione da parte del lettore.
    Nel secondo capitolo si approfondirà l’oggetto principale del presente lavoro: lo humour. Daremo delle informazioni generali coprendo diversi aspetti: le sue funzioni, l’apprendimento, l’efficacia, come si relaziona con lo spettatore, cosa suscita, la sua personalità, gli elementi che utilizza quali l’ironia, la pa-rodia, i puns (giochi di parole) e i wit (l’umorismo intelligen-te) e analizzeremo per ognuna di esse dei casi specifici.
    Giungeremo alla conclusione che lo humour è una potente arma, ha una personalità a due facce, con aspetti positivi e negativi, come Dr. Jeklly e Mr Hyde.
    Il terzo capitolo spiegherà teorie e concetti dell’analisi semio-tica che saranno applicate alle pubblicità Guinness (cap.IV), Daz (cap.V) e Timex (cap.VI).
    La Guinness attraverso la personificazione di simpatiche chiocciole creerà una situazione divertente, (la Guinness infatti ha sempre adottato lo humour nelle sue pubblicità e ne ha fatto il suo elemento identificativo); la Daz (che fa parte di un serial ) darà origine ad una situazione ambigua, piena di sorprese e ironia, e infine la Timex che attraverso poche immagini riuscirà a fornire gli elementi giusti per far divertire e stuzzicare lo spet-tatore-consumatore.
    Seguirà il capitolo su l’agenzia Ogilvy & Mather, fondata dal noto pubblicitario Ogilvy, che ha creato lo spot Timex.
    Infine l’ottavo capitolo tratterà di Bernbach, pubblicitario scet-tico nei confronti dei risultati sulle ricerche e sulle indagini di mercato considerate d’ostacolo per la creatività. Affermava che il successo di una campagna risiedeva nell’originalità e nel privilegiare una comunicazione fantasiosa caratterizzata dall’uso dello humour.

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