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Lavoro di cura domiciliare e immigrazione femminile: quali prospettive di politica sociale?

Autore
Paola Chiara Bottazzi - Università degli Studi di Milano - Bicocca - [2007]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 208 pagine
  • Abstract
    La tesi parte da una domanda di fondo, con quali azioni di politiche sociali è possibile inserire le badanti nel sistema di assistenza domiciliare?Le famiglie italiane ricorrono alla badante per poter mantenere il proprio anziano a domicilio, in una situazione di carenza o inadeguatezza di servizi pubblici. Nel lavoro di cura privato a domicilio avviene l’incontro tra 3fragilità: prima quella dell’anziano non più autosufficiente, quindi quella delle donne immigrate, caratterizzata da situazioni economiche difficili, provenienti da in Paesi la cui economia è al collasso. Infine c’è la fragilità della famiglia, non più in grado di farsi carico da sola della cura dei propri soggetti deboli. E sullo sfondo di ciò aggiungerei una quarta fragilità, quella del sistema di welfare che non è in grado di dare risposte adeguate ai bisogni sopra espressi.
    Solo da qualche anno si contano nuove politiche, a livello regionale o locale, per qualificare e formare le badanti, affiancati dal sistema dei titoli sociali (buoni o voucher), interventi di sostegno economico alle famiglie che se ne avvalgono o ancora tentativi di regolazione del sistema, ma si tratta di situazioni ancora isolate, anche se interessanti, e non collegate tra loro.
    Questa tesi tenta di analizzare il ruolo fondamentale che svolgono queste donne nell'ambiente di vita quotidiano di un sempre maggior numero di soggetti. Il primo intento della tesi è dunque quello di tracciare i contorni del fenomeno delle badanti, rispetto a come si configura in Italia – innanzitutto andando ad indagare i motivi di questa presenza. Nel primo capitolo si analizzano i primi 2fattori che favoriscono il ricorso da parte delle famiglie italiane alle assistenti domiciliari: l’invecchiamento della popolazione da un lato e il mutamento della struttura della famiglia. Si vedrà poi che il lavoro di cura è considerato una sorta di “vocazione al femminile”, in grado di diffondersi senza apprendimento e di conseguenza delegabile dal caregiver ad altre donne, anche al di fuori della famiglia, senza per questo richiederne la necessaria qualificazione.
    Un altro motivo è da ritrovarsi nelle risposte istituzionali al bisogno di cura, descritte nel secondo capitolo, che appaiono insufficienti riconducibili a un welfare di tipo familista e residuale, che lascia alla famiglia molte responsabilità e tende a rispondere solo alle situazioni di maggiore fragilità, che afferma la libertà di scelta dell’utente e affida al sistema dei mercati sociali l’affermazione dei fornitori pubblici e privati di assistenza. E ancora di un welfare caratterizzato da particolarismi regionali o locali, che verranno descritti brevemente sempre in questo capitolo, che si chiude con una breve rassegna sui sistemi di assistenza a favore degli anziani di alcune nazioni europee. Nel terzo capitolo si individua il terzomotivo della presenza delle badanti, legato all’immigrazione femminile in Italia, che va ad incrementare il volume di offerta di lavoratrici straniere nel mercato del lavoro di cura. Qui ci sofferma sulla figura della badante/assistente familiare: si delineano i contorni del fenomeno, passando attraverso dati sulla presenza, la provenienza, e le caratteristiche del lavoro che svolgono, per concludere con la presentazione di alcuni profili sociologici.
    Nel quarto e ultimo capitolo si considerano gli effetti che la presenza delle badanti ha avuto sul welfare e sui servizi sociali, per poi considerare con attenzione alcune esperienze significative che hanno trattato l’argomento a livello regionale o locale. Quindi viene riportata l’analisi di una ricerca sul campo, in cui sono stati analizzati e comparati 12 corsi di qualificazione rivolti ad assistenti familiari e realizzati in realtà locali nel territorio lombardo (solo un corso è stato realizzato a Parma). Senza pretese di massima rappresentatività, i risultati forniscono spunti interessanti per una riflessione più ampia in merito alla necessità di formazione per le badanti ed alle modalità più opportune per realizzarla.
    Nelle conclusioni, infine, partendo dalle esperienze realizzate, si ipotizzano dei percorsi possibili per sostenere la domanda di cura e collegare le assistenti familiari nel sistema dei servizi sociali: azioni rivolte contemporaneamente su più fronti, all’anziano e alla sua famiglia e all’assistente familiare.
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