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Origini del giornalismo musicale italiano nelle riviste specializzate degli anni '70

Autore
Silvia Poledrini - Università degli Studi di Perugia - [2005-06]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 130 pagine
  • Abstract
    All'interno della storia della stampa italiana pochi autori sino ad oggi si sono occupati di rintracciare le origini del giornalismo musicale italiano, pochissimi in ambito accademico.
    La motivazione che mi ha spinto a studiare le origini del giornalismo musicale italiano è legata principalmente al mio lavoro: da alcuni anni sono responsabile dell'ufficio stampa della "Fondazione Arezzo Wave Italia", ente no profit che lavora in Italia e all'estero per valorizzare la musica del nostro paese e che ha organizzato 20 edizioni di uno dei festival musicali estivi più importanti: "Arezzo Wave Love Festival". Il rapporto quasi quotidiano con i rappresentanti degli organi d'informazione nazionale che scrivono e si occupano di musica e di spettacolo mi ha spinto a ricercare le origini di questo tipo di giornalismo.
    Ho quindi raccolto le testimonianze di sei giornalisti che hanno vissuto la fase iniziale della critica musicale come protagonisti e che sono tutt'oggi giornalisti affermati e apprezzati a livello nazionale: Riccardo Bertoncelli (Il Mucchio Selvaggio, Tribe, Linus), Gino Castaldo (La Repubblica), Massimo Pasquini (Rai News24, Musica di Repubblica), Cesare G. Romana (Il Giornale), Andrea Silenzi (La Repubblica XL), Giuseppe Videtti (La Repubblica). Le interviste sono state effettuate di persona a Roma e Milano tra Febbraio e Aprile 2006.
    Contemporaneamente la raccolta del materiale bibliografico ha implicato il contatto con collezionisti di giornali e amatori degli anni '70 per rintracciare quante più copie possibili delle riviste in questione.
    Nel primo capitolo ho ricostruito la definizione di "musica popular" secondo alcuni autori e ho preso in esame i contributi di analisi sociologica della musica. Ho considerato tre autori: T. Adorno, R. Middleton e U. Eco in quanto ciascuno dei tre porta un elemento di novità in questo settore.
    Il secondo capitolo è il cuore della ricerca ed è diviso in due periodi: il primo dal 1963 fino al 1969 che può essere considerata una "preistoria" del giornalismo, citando un'espressione di Alberto Papuzzi, all'interno del quale si descrivono le prime riviste giovanili come “Ciao Amici”, “Big”, “Giovani” e il secondo periodo dal '69 al '76 dove si concretizza la critica musicale: nascono le riviste specializzate, cambia il linguaggio, emerge la figura del "critico musicale".
    Infine, per completare il quadro, il terzo capitolo aggiunge una serie di informazioni sui programmi musicali radiofonici e televisivi più importanti degli anni ’60 e ’70.
    Appare chiaro da questo lavoro che il giornalismo musicale nasce alla fine degli anni '60. E' sin da subito strettamente collegato alle generazioni più giovani perché sono gli stessi appassionati di musica popular che cominciano a scrivere di rock, di cantautori, di quella che era chiamata musica "leggera" in contrapposizione alla musica "colta". Già con l'arrivo del beat, dei Beatles e della metà degli anni '60, anche se la grande stampa d'informazione copriva l'argomento con un taglio cronachistico e di costume, ci si era resi gradualmente conto che la musica popular non solo aveva un impatto sociale forte, ma era portatrice di un nuovo linguaggio, di testi che sollevano problemi, di nuove musiche, melodie inedite che rinnovano la tradizione canzonettistica italiana. Solo con la fine degli anni '60 la critica della "musica popular" comincia un percorso autonomo che è del tutto esplicito tra il '69 e il '71 con le prime recensioni sul settimanale "Ciao 2001" e poi con la nascita dei mensili "Muzak" e "Gong" (1974). Il biennio 69 - 71 è indicato come momento chiave da giornalisti quali Riccardo Bertoncelli e Gino Castaldo nelle interviste raccolte e lo stesso periodo è condiviso anche da Gianni Sibilla ne "I linguaggi della musica pop" (Bompiani, 2003).
    In definitiva, alla data ideale indicata come inizio del giornalismo musicale, 1969-70-71 (cfr. § 2), può essere affiancata una seconda data, il 1974, come inizio della critica musicale. Nel 1974 infatti nascono le due riviste "Muzak" e "Gong": sono queste due redazioni che sanciscono definitivamente la nascita della scrittura e della critica musicale.
    Nel frattempo anche diversi programmi radiofonici contribuiscono alla costruzione del linguaggio giornalistico musicale, tra cui "21.29" e "Pop Off". Nei quotidiani invece la musica popular entra nelle pagine della cultura grazie ad un gruppo di pionieri, Mario Luzzatto Fegiz (Corriere della Sera), Gino Castaldo (La Repubblica), Marinella Venegoni (La Stampa), Marco Mangiarotti (Il Giorno), Massimo Bernardini (Avvenire), Michele Serra (L'Unità) che riescono a portare la critica della musica popular anche nella grande stampa d'informazione.
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