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Informazione e mass media durante i conflitti bellici

Autore
Giuseppe Tarsia - Università degli Studi di Perugia - [2005-06]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 46 pagine
  • Abstract
    Quale rilevanza hanno avuto l’informazione e la circolazione delle notizie durante i conflitti bellici? Quali mezzi di comunicazione sono stati usati? E come la propaganda militare e l’informazione giornalistica hanno influenzato l’opinione pubblica?
    È quello che si vuole sviluppare con questa tesi, tenendo presente, come è stato già illustrato da autorevoli studiosi, che il modo di raccontare un conflitto è cambiato molto nel tempo e parallelamente all’evoluzione dei mezzi di comunicazione.
    Se l’invenzione della stampa ad opera di J.Gutenberg intorno al 1455 ha facilitato la stesura e la diffusione di notizie, i successivi mezzi di comunicazione hanno senza dubbio rivoluzionato i tradizionali criteri giornalistici di selezione e scelta delle notizie.
    Per questo si è cercato di mettere in evidenza il fatto che le guerre non vengono combattute solo con armi militari, ma anche attraverso l’informazione.
    Corrispondenti di guerra, fotografi e cineoperatori direttamente dai teatri di guerra, dando giudizi e prendendo posizioni favorevoli o contrarie, diffondono immagini molto efficaci, crude o meno crude, e notizie dettagliate, a volte non in linea con le politiche dei paesi belligeranti.
    L’informazione, fa parte del settore della produzione culturale, volto alla diffusione di notizie, di fatti documentabili, di commenti soggettivi e di opinioni rilevanti dal punto di vista sociale.
    Le notizie prodotte e diffuse dal sistema dell’informazione devono avere le seguenti caratteristiche:
    - avere varietà di contenuti;
    - essere rivolte ad un pubblico;
    - essere di pubblico interesse;
    - essere di attualità.
    Come viene portata a compimento la propaganda militare?
    Quotidianamente vengono immessi nella catena dell'informazione diversi tipi di dichiarazioni che balzano agli occhi, provenienti da una varietà di fonti, compresi gli altisonanti proclami dei funzionari della sicurezza nazionale.
    Nei regimi totalitari, di solito, la propaganda militare ed anche gran parte dell’informazione, è controllata direttamente dai massimi dirigenti dei governi. Nei paesi democratici, invece, è più libera in quanto è possibile usufruire di una varietà di fonti di comunicazione, per cui i media possono svolgere anche un ruolo di critica alla politica belligerante dei governi.
    È quanto accaduto nella guerra del Vietnam, durante la quale una campagna di immagini molto forti, da parte di giornalisti critici verso la Casa Bianca, influì profondamente sull’opinione pubblica condizionando le decisioni del governo e le sorti della guerra.
    Nelle prime guerre della seconda metà dell’Ottocento la copertura giornalistica era molto limitata; c’era solo la figura dell’inviato che andava sul posto, raccoglieva i fatti e li riportava sui giornali. Ovviamente era un’operazione molto lenta perché non c’erano ancora i mezzi di trasmissione rapida delle notizie.
    La scoperta del telegrafo ha fatto fare un salto nella trasmissione delle informazioni, in quanto essa è stata ridotta da alcune settimane a pochi istanti. A ragione Neil Postman nell’affermare: “il telegrafo è l’esatto opposto della tipografia. I libri sono un contenuto magnifico per accumulare, esaminare e analizzare le informazione e le idee…Il telegrafo impone di bruciare il contenuto…È adatto solo all’invio di messaggi. Il telegrafo ha introdotto il linguaggio tipico dei titoli giornalistici: sensazionale, frammentario e impersonale”.
    I passi ulteriori furono la radio ad inizio Novecento, la televisione negli anni ’60 e per ultimo internet.
    La televisione, più della radio, ha modificato il rapporto fra strategie militari e strategie comunicative attraverso la visione degli avvenimenti. Come dice Ennio Remondino: “la televisione non ha certo inventato la guerra, ma ne è diventata la sublimazione, lo strumento indispensabile per confermare o distruggere le ragioni stesse di un conflitto” .
    Internet, la rete delle reti, ha rivoluzionato il mondo del computer e delle comunicazioni, permettendo collaborazione e interazione tra individui senza limiti di distanze geografiche e diffusione di vari “diari di guerra”.
    Sarà dunque illustrato nella tesi come avviene e come cambia l’informazione nei conflitti bellici a partire dalla Guerra di Crimea alla seconda Guerra del Golfo.
    La guerra, bisogna precisare, è un tipo di conflitto armato che può assumere forme e dinamiche diverse nel tempo. Spesso, non è altro che la continuazione, con le armi, di conflitti economici e politici, per usare la definizione del famoso generale prussiano esperto in strategia militare Karl von Clausewitz: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi” .
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