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L'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e le priorità geografiche, due modelli a confronto. Svezia e Italia

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Alberto Civardi - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - [2004-05]
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  • Tesi completa: 52 pagine
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    La cooperazione allo sviluppo è una delle materie emergenti dell’arena politica internazionale. Le problematiche dei paesi del terzo mondo, infatti, sono conosciute dalla maggior parte della popolazione dei paesi industrializzati e l’aiuto verso le nazioni povere è ormai sentito dall’ opinione pubblica come un dovere morale: ciò si evince dall’ alta mobilitazione popolare riguardo a queste tematiche come è il caso, ultimo in ordine temporale, del concerto Live 8 per le popolazioni dell’ Africa, il cui obiettivo principale era quello di aumentare la pressione sui governanti dei paesi del G8, cercando di convincerli ad aumentare i fondi destinati alle aree più povere del mondo. A questa consapevolezza non corrisponde però un impegno altrettanto forte da parte dei paesi del mondo industrializzato: spesso vengono fatte promesse, citate percentuali e proclamate intenzioni che sono solo superficiali, e che dicono ben poco su quanto l’ APS (aiuto pubblico allo sviluppo) sia efficace ed efficiente, sia sotto il punto di vista quantitativo e qualitativo.
    L’ APS è in una fase interlocutoria della sua breve storia. Dopo la crisi degli anni novanta, dovuta sia a fattori contingenti (politiche di austerity, crisi dello stato sociale, etc..) sia alla crisi della stessa idea di aiuto allo sviluppo, ora è necessario trovare delle linee guida efficaci sulle quali sviluppare politiche di cooperazione governativa che sappiano raccogliere le sfide che il mondo contemporaneo presenta: globalizzazione, sicurezza, sostenibilità e sviluppo delle nazioni povere. L’APS, inoltre è stato spesso criticato anche per alcune ambiguità che lo contraddistinguono: essendo formato da fondi statali esso ha spesso nascosto interessi nazionali diversi dalla riduzione della povertà delle popolazioni meno abbienti ed ha sempre presentato problemi gestionali assai rilevanti, specie in alcuni stati.
    In quest’ottica questo elaborato si propone di analizzare e confrontare i modelli di cooperazione governativa di due stati: la Svezia e l’ Italia. Tale scelta non è casuale: il paese scandinavo, infatti, è tra gli stati ritenuti più all’ avanguardia nella gestione e nella realizzazione di progetti di assistenza allo sviluppo. Esso, inoltre, è stato il primo stato ad implementare la propria politica di cooperazione con un approccio omnicomprensivo che richiede impegno in tutti gli ambiti della politica pubblica, da quello commerciale a quello interno. Il modello italiano, invece, oltre ad essere quello che ci interessa più da vicino, presenta caratteristiche assai più problematiche: la lentezza burocratica, le motivazioni non sempre trasparenti, una legislazione ormai obsoleta, antecedente alla caduta del muro di Berlino, al dissolvimento dell’ unione sovietica e all’ 11 settembre.
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