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E-democracy come processo di coltivazione raffinata del consenso. La partecipazione ai processi decisionali nel policy making della P.A. locale

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Claudia Lopedote - Università degli Studi di Bologna - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 279 pagine
  • Abstract
    Il progetto punta ad elaborare riflessioni circa le caratteristiche del nuovo rapporto tra i cittadini ed i lori amministratori mediato dalle tecnologie, al fine di valutare la qualità del cambiamento interno alla singola amministrazione, nonché i ritorni in termini di sviluppo territoriale e di integrazione e coesione sociale (il capitale sociale del territorio). Nello specifico, i concetti-chiave attorno cui ruota questo lavoro sono: democrazia, governance e rappresentanza politica nell’età dell’informazione e comunicazione.
    La partecipazione dei cittadini è uno dei quattro pilastri del modello di
    governance europea1 (Raccomandazione 19 (2001) del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, su Partecipazione dei cittadini alla vita pubblica a livello locale).
    Nei fatti, la grande partecipazione al bando di e-democracy2 previsto dal
    documento di avvio della Seconda Fase del Piano Nazionale di e-government promossa dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie mostra come una delle direzioni di cambiamento sia rappresentata dalla ricerca di un nuovo rapporto e un nuovo dialogo con i cittadini, sul tema dei servizi come sulle scelte politiche locali.
    Il presente lavoro si situa all’interno della teoria sociale dei media, e si prefigge di approfondire la comprensione dei processi implicati nelle recenti esperienze di democrazia elettronica locale, con un interesse specifico per le implicazioni in materia di vecchie e nuove forme della politica nell’intreccio con l’ICT, tra democrazia, partecipazione e rappresentanza.
    L’occasione di studio è l’analisi di un’esperienza locale di best practice avviata e promossa dalla rete civica bolognese Iperbole (operativa dal 9 gennaio 1995), che ha invitato gli users tramite e-mail ad intervenire sul tema del traffico urbano (trasporto pubblico e privato), ottenendo 362 adesioni per un totale di 712 messaggi/contributi.
    L’approccio adottato è fondamentalmente culturale nel senso indicato da
    Thompson, ossia “che si occupa sia del contenuto di significato delle forme simboliche sia della loro contestualizzazione sociale”, subordinando a questo l’interesse per le specifiche tecniche dei media, nella convinzione che la svolta sociale individuata a partire dagli anni Sessanta in termini di modernità a contenuto di ‘conoscenza’ (scienza e tecnica) come dimensione che ha sopravanzato quelle di ‘capitale’ e ‘lavoro’ manca di premettere che la disuguaglianza della distribuzione
    della prima va ad innestarsi sulle preesistenti strutture delle disuguaglianze del possesso ed acquisizione materiali delle seconde.
    La metodologia seguita si avvale di una prima analisi secondaria degli atti e dei dati del progetto con l’ausilio di parametri e linee guida ricavate dalle esperienze incrociate dell’OECD, del Formez e della RUR. Questa prima parte rileva e considera attentamente l’input side del progetto.
    Segue un’analisi prettamente qualitativa per mezzo di interviste non
    strutturate (e racconti biografici) agli attori direttamente coinvolti nel progetto a vario titolo (cittadini, esperti, PAL).
    Per chiudere il cerchio, si cerca un riscontro, la valutazione dell’incidenza
    dell’esperienza di partecipazione nelle politiche conseguenti relative al
    tema/settore discusso. Si tratta della prova del nove, che pertiene l’output side del progetto, ovvero il raccordo con le procedure formali della PAL (legittimità formale) o l’inclusività extra legem (legittimità sostanziale), tra hard e soft law. Il problema è quello della traduzione da conclusioni condivise ad atti giuridici e decisioni, tra difficoltà, vincoli e risorse politiche ed amministrative.
    La ricerca ruota intorno al desiderio di comprendere ed illustrare le forme ed i livelli di partecipazione consentiti ed espressi dal nuovo assetto tecnologico da un lato, e dall’assetto (ancora largamente tradizionale) politico, sociale ed organizzativo, dall’altro.
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