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Trance e possessione nel Mediterraneo

Autore
Ida Stamile - Università degli studi di Roma 3 - [2005-06]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 109 pagine
  • Abstract
    Il bacino Mediterraneo è un crogiolo di numerose forme ritualistiche atte a provocare stati di trance e di possessione. Tra una sponda e l’altra del mare si realizzano l’incontro e la fusione di aspetti di diversa provenienza. Esistono “altre” civiltà, altri modi di vivere la religiosità che nella trance e nella possessione vedono un’espiazione, entro certi limiti, alla propria condizione precaria di vita. In primis, ho affrontato queste contraddizioni soffermandomi sugli studi che, nell’arco degli anni, hanno cercato di risolverle e cancellarle definitivamente. sono venute in aiuto le scienze etnologiche (etnologia, antropologia, storia delle religioni, etnomusicologia) e gli studi di chi, prima di noi, ha dato un contributo alla ricerca. Il nostro concetto di religione, inglobato all’interno dei meccanismi di appartenenza, è risultato così riduttivo in rapporto alla miriade di culti extra-occidentali che costellano il globo; e la trance e la possessione sono entrate in pieno a far parte di questo scenario. Ogni culto ha un suo proprio specifico culturale che ha ragion d’essere in rapporto a determinate popolazioni, a determinate tradizioni. L’altra tappa è stata chiarire i concetti stessi di trance e possessione, anche in rapporto agli stati alterati di coscienza da essi provocati. Poi ho trattato dei culti di trance e possessione in AFRICA, GRECIA ANTICA, LUCANIA e PUGLIA. dietro le meraviglie di questi culti; perlustrando da cima a fondo questi territori, si è potuto riscontrare che, anche terre così diverse culturalmente e storicamente tra loro, hanno punti in comune. In Puglia, così come in Grecia, Lucania e Africa ci sono affinità: la larga partecipazione femminile e dei ceti più bassi, la componente depressiva, l’uso della musica, l’entrata in estasi ecc. Collante principale è, però, l’utilizzazione dell’apparato cerimoniale come forma di espiazione alla propria condizione all’interno della vita sociale, come forza vitale che fa rivivere e allontana l’assenza della presenza.
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