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Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e Diritti dell'Infanzia: problematiche ed interventi sociali di recupero di alcune ONG nel Mondo.

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Valeria Lo Coco - Università degli Studi di Catania - [2006]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 128 pagine
  • Abstract
    "Ogni generazione deve confrontarsi con nuove sfide, una delle nostre è di imparare ad ascoltare la voce e le opinioni dei bambini".
    Con questa frase, il Segretario Generale dell'ONU, Kofi Anan, ha aperto, nel Maggio 2002, i lavori dell' UNGASS dedicati all'Infanzia. E' chiaro, infatti che il futuro ed il benessere dei popoli partono dal rispetto e dalla tutela dei minori, in quanto "futuro dell'umanità". I bambini sono i soggetti più deboli e vulnerabili all'interno di qualsiasi comunità, sono i primi a soccombere in caso di calamità o di guerra, e aiutarli a raggiungere il loro pieno potenziale, è un dovere degli adulti ed il miglior investimento nel progresso dell'umanità. La Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, giudica i minori come la "risorsa prioritaria" delle trasformazioni sociali, e considera il loro ruolo particolarmente importante nei processi di sviluppo dei Paesi e dei Popoli di tutto il mondo. Cambiare il ruolo e l'importanza (sociale e politica) delle generazioni più giovani, è il presupposto per la costruzione di una società civile, che voglia davvero ritenersi tale. Questo è lo scopo dei progetti di Cooperazione allo Sviluppo, realizzati dall'Italia e dall' UE nei PVS e nei Paesi ad economia di transizione, grazie al prezioso contributo delle ONG. La loro capillare presenza, tanto nei Paesi-donatori, quanto nei Paesi-beneficiari, assicura una partecipazione attiva e capillare della società civile, privandola, però, di ogni fine lucrativo e di qualsiasi vincolo istituzionale rispetto alle politiche dei governi. Sono qui riportati i dati essenziali di tre casi di successo, messi in atto in tre diverse aree geografiche (America Latina, Africa, Sponda Sud del Mediterraneo), da una ONG italiana specializzata nel settore dell'Infanzia. Ricordiamo che nel solo biennio 2002-03 La Cooperazione Italiana ha realizzato 54 progetti in tutto il mondo, rivolti ai cosiddetti "minori a rischio" (bambini soldato, bambini schiavi, bambini di strada, etc.), permettendo loro di uscire dalla marginalità e di raggiungere il reinserimento sociale. Affermare, dunque, che anche i bambini hanno diritti, significa metterli sullo stesso piano degli adulti, promuovendo una vera e propria cultura, o meglio un'educazione alla legalità e all'uguaglianza di genere, non solo da un punto di vista formale, ma sopratttutto sotto il profilo materiale. Per far questo la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, si serve dello strumento normativo internazionale più importante e completo in materia , vale a dire la Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia (1989): il trattato sui diritti umani maggiormente ratificato nella storia (192 Paesi). Dopo quanto detto, emerge l'importanza che la Comunità Internazionale si impegni a ricontestualizzare l'ambiente sociale e a rirpogrammare l'educazione di quei minori che vivono in contetsi territoriali e sociali snaturanti, in ogni angolo del mondo, poichè solo così si sarà possibile conseguire gli 8 ambiziosi Obiettivi di Sviluppo del Millennio che gli stati si sono proposti di raggiungere entro il 2015. Parlare di Diritti Umani e di Diritto allo Sviluppo, nella società odierna, significa, pertanto, parlare di "Cittadinanza Universale", ossia della capacità di tutti i Popoli , non solo di godere formalmente di diritti, ma sopprattutto di poterli concretamente esercitar, secondo la logica di una comune appartenenza alla grande famiglia del genere umano. Il "diritto" è esso stesso espressione di solidarietà tra i Popoli, e non la solidarietà una manifestazione di diritto ("dovere di solidarietà"). Per concludere diciamo che aprire ai bambini le porte della partecipazione è un dovere degli adulti, e per essere autentica, questa partecipazione, deve nascere dai bambini stessi e dall'ascolto attento delle loro opinioni, dei loro sogni, delle loro convinzioni. Solo così, dal dialogo e dal confronto tra "cittadini-adulti" e "cittadini-bambini", sarà possibile investire su uno sviluppo sostenibile.
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