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Dinamiche comunicative nella malattia di Alzheimer

Autore
Anna Lisa Vesentini - Università degli Studi di Urbino - [2005-06]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 138 pagine
  • Abstract
    La tesi è composta da parti diverse in ciascuna delle quali la malattia di Alzheimer viene esaminata in un differente contesto.
    Nella prima parte si delinea il quadro generale ed epidemiologico della malattia alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione.
    La malattia di Alzheimer viene descritta nelle sue diverse fasi e manifestazioni, analizzandone decorso, diagnosi e possibilità di trattamento.
    Nella seconda parte della tesi si percorrono le dinamiche sociali, ed in particolare le normative di riferimento ed i riconoscimenti a cui i malati possono accedere. Si analizza il ruolo svolto dalle Associazioni, diventate punto di riferimento fondamentale per famiglie ed istituzioni. Si valutano inoltre le possibilità che territorio ed istituzioni offrono per l’assistenza e la cura di questi malati. Si analizzano quindi i diversi costi, diretti, indiretti ed intangibili correlati alla malattia, che impongono un cambiamento di concezione del welfare.
    La terza parte prende in considerazione le dinamiche familiari.
    Si esplora l’impatto provocato dalla malattia sul sistema familiare che impone una profonda ristrutturazione e l'adattamento continuo. Si approfondiscono le emozioni che il nucleo familiare ed il caregiver devono affrontare e gestire: negazione, senso di colpa, rabbia, desiderio di fuga e conflitti. Si esamina quindi il rapporto malato-caregiver attraverso i principali punti critici costituiti dallo stress, dalla solitudine e dal ritiro sociale. Si tratta infine il complesso problema legato all’inserimento della badante nel nucleo familiare.
    Nella quarta parte si indagano le dinamiche comunicative.
    L’allontanamento progressivo dall’uso della parola come modalità espressiva viene colmato spesso attraverso la comunicazione non verbale. Il conversazionalismo si pone invece come metodo efficace ed innovativo, che permette di accedere all’interiorità della persona malata incapace di esprimersi secondo il codice standard. Una metodologia in grado di generare un benessere relativo attraverso la costituzione di una relazione con l'ammalato.
    Pregiudizi e stereotipi legati alla demenza, l'identità del malato ed il problema mente corpo sono elementi chiave del contesto relazionale della persona malata di Alzheimer.
    Fondamentale risulta poi essere l’ambiente sociale che circonda il malato: comportamenti di psicologia sociale maligna si uniscono alla neuropatologia e diventano catalizzatori che accelerano il deterioramento mentre comportamenti di psicologia sociale benigna possono portare al parziale recupero delle abilità residue.
    Questi studi hanno portato ad un cambiamento radicale nell’approccio alla malattia.
    Nelle conclusioni finali del lavoro si è messo l’accento non solo sul carattere di “emergenza sociale” che la malattia di Alzheimer sta assumendo, ma soprattutto sulla necessità di risposte, di consapevolezza e responsabilità sociale che questa “epidemia” impone.
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