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Metodologie di intervento sul comportamento aggressivo e deviante: la Pet-Therapy

Autore
Laura Scaringella - Università degli Studi di Bari - [2002-03]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 139 pagine
  • Abstract
    Noi esseri umani siamo le più complesse e contorte creature viventi. Possiamo amare, proteggere, istruire ed arricchire, ma ugualmente degradiamo, umiliamo, asserviamo, odiamo, distruggiamo e uccidiamo. Viviamo in una società in cui larghi settori recano l’impronta dell’aggressività distruttiva. Tanti sono gli esempi di costrizione, violenza e brutalità, considerati come alleati costanti dei rapporti interpersonali.Un uomo può tenere teneramente in braccio il suo neonato e un attimo dopo picchiare selvaggiamente la moglie, può essere un rispettabile uomo d’affari ed in famiglia un perverso sadico e distruttivo.
    Di recente, i ricercatori hanno puntato la loro attenzione sulle conseguenze che la violenza produce su coloro che la subiscono e “quali devastanti danni vengono arrecati all’individuo che viene esposto ad essa”.
    Il continuo spettacolo di tale cattiveria dà luogo ad un meccanismo adattivo nei confronti di eventi aggressivi e distruttivi con un conseguente logoramento della sensibilità nei rapporti con gli altri esseri viventi, siano essi persone o animali.
    “Una delle possibili conseguenze di quest’esperienza è la diminuzione dell’empatia nei confronti della sofferenza psicologica e fisica di un altro individuo”. Un bambino che vede un genitore prendere il fucile per sparare scoiattoli, uccelli e cervi non impara a distinguere tra animali e persone. A lui uccidere sembrerà normale.
    I casi di crudeltà nei riguardi degli animali sono frequenti nelle famiglie dove le forme d’aggressione fisica, nei confronti dei propri membri, sono gravi. “La famiglia – ha scritto Jean Claude Chesnais- è il luogo del paradosso. Centro degli affetti e rifugio contro le avversità, è anche il primo nucleo da cui si irraggia la violenza, l’unico luogo in cui ognuno può scoprire, senza maschere, il suo vero volto.” Spazio, dunque, di produzione autentica e libera delle relazioni affettive e, contemporaneamente, luogo di esercizio delle forme più incontrollate di aggressività e violenza. Queste prime esperienze infantili, poiché fondano il primitivo rapporto con la realtà e gli altri, indirizzano, in modo preciso, il comportamento del bambino verso l’aggressività e la distruttività. “Il clima educativo della famiglia influisce, così, in modo determinante sull’identità individuale e perciò sul comportamento aggressivo”.
    I bambini violenti nei confronti degli animali rischiano di sviluppare comportamenti antisociali da adulti, per questo, tali condotte non vanno sottovalutate poiché possono essere l’espressione di un disagio psicologico e, in particolare, di comportamenti aggressivi nei riguardi delle persone.
    Il nuovo secolo non sarà mai civilizzato se milioni di ragazzi, che imparano ad essere brutali e assassini nei confronti di altri esseri viventi, entreranno a far parte della popolazione adulta. La pedagogia, posta di fronte al continuo aumento dell’inciviltà umana, dovrà porre questa tematica al centro delle proprie ricerche e dedicare agli eventi aggressivi un’attenzione maggiore durante il processo di socializzazione, in cui il bambino apprende le forme sociali delle relazioni con gli altri. Questo processo va inserito nel più vasto ambito relazionale che è costituito dal rapporto con il diverso. Il bambino deve sviluppare le sue capacità empatiche, costruendo “un ponte che gli permetta di arrivare sull’altra sponda su cui si trovano gli individui diversi da lui”. Lo sviluppo dell’empatia nel bambino, della capacità, cioè, di immedesimazione negli altri dal punto di vista cognitivo ed affettivo, è considerato lo strumento fondamentale per prevenire e diminuire la violenza.
    Un rapporto positivo con gli animali aiuta i bambini ed i ragazzi a sviluppare un atteggiamento d’empatia nei confronti dell’altro, sia esso un altro bambino, un animale, un adulto, una persona di un altro sesso, di un’altra classe sociale o di un’altra cultura.
    Si pone allora un problema di fondo: di una rilettura del fenomeno della violenza e della possibilità di intervento, che può essere risolto dalla pedagogia sul piano operativo. È stato verificato che programmi educativi quali “le terapie con i pet” hanno sviluppato nel bambino un atteggiamento di rispetto nei confronti della natura e degli animali, con una conseguente maturazione di un rapporto più positivo ed empatico nei confronti delle persone. Il processo di identificazione e di empatia con l’animale domestico, specie se stabilito in giovane età, conduce poi, nella vita adulta, a posizioni di maggior rispetto nei confronti degli altri, siano essi persone o animali.
    Occorre, quindi, studiare i vari fattori che intervengono nel processo di sviluppo, al fine di elaborare programmi di prevenzione adeguati. La precoce individuazione di comportamenti antisociali, sono di gran lunga più efficaci per i bambini, la famiglia e la società di quanto non siano i successivi tentativi di recupero e riabilitazione.
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