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Ciao Ale ke fai? Per un'analisi filosofico-linguistica degli sms

Autore
Ylenia Meliti - Università degli Studi della Calabria - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 36 pagine
  • Abstract
    Il mio elaborato vuole offrire un’ analisi filosofica di un fenomeno comunicativo dell’età contemporanea: gli sms.
    Prima di descrivere in dettaglio le potenzialità comunicative legate all’uso del telefonino, ho passato in rassegna le riflessioni di filosofi, linguisti, antropologi e logici riguardo una delle modalità di comunicazione che troneggia nella prassi scritta e orale dell’età moderna: la chiacchiera e la funzione atica relativa ad essa.
    Il primo capitolo è dedicato all’analisi che Martin Heidegger dedica al fenomeno della chiacchiera nella sua opera Essere e tempo. Il filosofo riconosce in essa la dimensione fondamentale della vita inautentica, quella votata all’ anonimia e alla perdita di vista del senso reale delle cose. Heidegger tende comunque a precisare, a scanso di equivoci, che la chiacchiera costituisce una modalità strutturale della vita quotidiana, in cui conta ancora prima che quello di cui si parla, il fatto di attestare pragmaticamente la presenza degli altri vicino a me.
    Nel secondo capitolo ho approfondito l'analisi dell’ antropologo Bronislaw Malinowski e del linguista Roman Jakobson riguardo la funzione atica della comunicazione. Entrambi evidenziano il fatto che il linguaggio a volte si strutturi come una vera e propria modalità d’azione che mira ad assicurare un’intesa emotiva tra i parlanti. La seconda parte del capitolo è dedicata all’approfondimento delle tematiche sviluppate dai logici Paul Grice e Robin Lackoff che affrontano un’ analisi strutturale del linguaggio considerato dal punto di vista degli atti che si compiono nel parlato.
    Il terzo capitolo nasce dal tentativo di applicare le teorie precedentemente analizzate, al fenomeno degli sms che hanno ormai sovvertito le regole dello scambio comunicativo. Spesso i messaggi che ci scambiamo quotidianamente sono costruiti in modo che sia costantemente assicurata l’attenzione del ricevente e che venga creato un canale comunicativo che potrà essere opportunatamente prolungato o interrotto. Il tutto attraverso un continuo ripetere di frasi standardizzate e parole già dette che assumono forme sempre più stereotipate. Eppure tutto è dovuto alla creatività dell’uomo che lo spinge a non accontentarsi di modi di parlare preconfezionati ma a ricercare stili di conversazione sempre più aderenti alle sue esigenze.
    Due ragazzi seduti su una panchina. Aria assorta, pensieri in movimento e quella gran voglia di fare e di dire. Ad un tratto ecco il pervasivo “ bip bip” del telefonino, compagno ormai insostituibile di ogni momento della vita quotidiana, da quello più emozionante a quello più banale. Sms in arrivo, dita in movimento sulla minuscola tastiera e la voglia di stupire, emozionare o semplicemente “esserci “attraverso pensieri racchiusi in 160 caratteri. E’ questa la rivoluzione che investe il mondo della comunicazione, dove il linguaggio sembra ormai ridotto ad un puro gioco di abbreviazioni ed emotion,e dove attirare l’attenzione e colpire l’interlocutore diventano più importanti dei contenuti stessi del dialogo. Frasi come << Che fai…?>>, << Ci sei?>>, << Hai capito cosa voglio dire?>> sono solo alcune delle frasi che spesso caratterizzano la comunicazione via sms. Che li si consideri ultima frontiera dell’oralità scritta o semplice volgarizzazione dei rapporti interpersonali poco importa. Sta di fatto che gli sms hanno rivoluzionato il nostro modo di interagire e di comunicare.
    Sociologi, psicologi e semiologi si sono scomodati per capire cosa ci sia dietro questo fenomeno di massa. Perché la gente preferisce modalità di conversazione mordi e fuggi e sceglie sempre più spesso di affidare le proprie sensazioni e i propri umori a un semplice scambio di messaggi scritti?
    Forse nel caso degli Short Message Service (Sms), non sarebbe neanche corretto parlare di dialogo o di conversazione nel senso etimologico del termine.
    E’ questo che il mio lavoro vuole dimostrare.
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