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Gli Indios e la Foresta. Sguardi indigeni sul processo di deforestazione della Selva Lacandona

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Laura Marini - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 81 pagine
  • Abstract
    La Selva Lacandona era una delle foreste più rigogliose del Messico. I suoi abitanti vivevano in villaggi immersi nella foresta tropicale, protetti da una fitta vegetazione sempreverde.
    Nella seconda metà del XX secolo, gruppi Tzeltal, Tzoltil e Chol iniziarono ad emigrare dalle montagne del Chiapas nella foresta degli Hach Winik. Migliaia di immigrati campesinos iniziarono a diboscare la foresta per sopravvivere - costringendo gli indios che fino allora vivevano dispersi nella giungla, ad abbandonare i loro accampamenti e a vivere concentrati in villaggi più grandi.
    Una delle prime cause della distruzione della foresta tropicale chiapaneca fu il taglia e brucia. Tuttavia la sua pratica non rappresentò mai una minaccia quando gli Hach Winik erano gli unici abitanti della Selva. La situazione mutò radicalmente con l’invasione e la colonizzazione della foresta. L’incremento demografico incise sulla disponibilità delle risorse e sulla vita degli Hach Winik, che si videro improvvisamente spogliati delle loro risorse alimentari. La conflittualità interetnica indusse processi disgregativi che influirono sulla stabilità del sistema sociale degli Hach Winik.
    Attualmente la regione della Selva sta subendo un grave processo di deforestazione.
    La percezione indigena di tale processo è il tema centrale di questa ricerca antropologica.
    Il primo capitolo presenta una introduzione etnostorica della conquista della Selva nel XVII secolo, i primi contatti con i missionari spagnoli ed il tentativo di conversione degli Hach Winik - nel rispetto di una seria ricostruzione del processo di un cambiamento culturale, che ha avuto inizio con i primi contatti dei Lacandones con il mondo esterno.
    Il secondo capitolo descrive l’habitat del gruppo etnico oggetto di studio, introducendo le forme di vita tradizionali, e il complesso rituale lacandón. La nascita della foresta nei miti cosmogonici esplica il profondo rapporto degli Hach Winik con l’ambiente naturale. La Selva è una foresta di simboli, che i miti permettono di esplorare e codificare.
    Il terzo capitolo affronta il processo di sfruttamento della Selva Lacandona avviato nei secoli scorsi dalle imprese internazionali di esportazione di legname. Le inesorabili ondate della colonizzazione e i flussi migratori endemici hanno determinato il depauperamento delle risorse della foresta, influenzando lo stile di vita dei suoi abitanti.
    Il quarto capitolo si inserisce in una prospettiva di riflessione sul tema della deforestazione. Esso offre un punto di osservazione sull’attuale processo di acculturazione in corso nella Selva, aprendo interrogativi sul processo di risoluzione del problema ecologico.
    Ben lontano dall’essere una comunità statica e isolata, gli Hach Winik vivono e sembrano essere sempre vissuti in un mondo dominato dal cambiamento. I missionari, in primis, furono i protagonisti di un processo deculturativo che, oggi rafforzato fortemente da un insieme di fattori di ibridazione, ha minato l’identità culturale del gruppo etnico.
    L’interazione con i gruppi etnici Tzeltal che abitano oggi la foresta tropicale chiapaneca ed il contatto con il mondo occidentale sono confluiti in una forte espansione egemonica, minacciando la sopravvivenza culturale degli Hach Winik. Il processo di deforestazione, avviato nei secoli scorsi dalle potenze esportatrici internazionali, ha contribuito in maniera decisiva all’ascesa di una economia di mercato di stampo occidentale.
    La preoccupazione sugli effetti della contaminazione e del diboscamento cresce negli spazi urbani - mentre le comunità della foresta ostentano un atteggiamento fatalista. Per la maggior parte degli studiosi, il destino degli Hach Winik è legato indissolubilmente alla sorte della Selva Lacandona. La morte della foresta segnerà il futuro degli Indios che la abitano - e decreterà, senza dubbio, la morte culturale del gruppo etnico.

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