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L'Europa Scomunicata - strumenti e valori europei tra campagne di informazione e referendum

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Francesca Scorsino - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 210 pagine
  • Abstract
    L’Europa ha difficoltà a comunicare se stessa. Lo dimostrano alcune ricerche (cfr. M.R. Allegri, ricerca sul sistema informativo dell’Unione europea), lo testimoniano i rinnovati sforzi della Commissione per definire una politica comune di informazione e comunicazione dell’Unione (COM 354/2001 e Action Plan del 20/7/2005) e forse possono essere interpretati in questo senso anche gli esiti dei referendum per la ratifica della Costituzione europea in Francia e in Olanda. La situazione sembra essere leggermente migliore per quanto riguarda la comunicazione di servizio, ovvero il trasferimento e lo scambio di informazioni pratiche, amministrative, gestionali, comunque di diretto impatto sui cittadini europei (utenti e operatori pubblici) come le politiche di sostegno finanziario (Fondi strutturali). Quando però si passa alla comunicazione valoriale le difficoltà aumentano ed ecco che nonostante gli articoli sulla stampa, i servizi in televisione, i dibattiti pubblici e i siti web dedicati, la nuova Costituzione europea non è riuscita a passare, nell’opinione pubblica, in alcuni Stati in cui c’era comunque stata una comunicazione “preparatoria”. Perché?
    Uno dei punti critici può risiedere nell’organizzazione del modello comunicativo: rispetto a determinate politiche comunitarie, le istituzioni dell’Unione sono responsabili solo dell’elaborazione delle linee guida e dei criteri di orientamento, ma l’attuazione e le azioni di disseminazione delle informazioni restano competenza dei singoli Stati membri.
    Un secondo elemento di criticità risiede poi nel mancato coinvolgimento dei destinatari finali (i cittadini europei) della comunicazione anche nel processo di definizione della politica: la nuova Europa ha finito per essere recepita più come l’Europa dei burocrati che non come l’Europa dei popoli. Non è un caso se il sito della Vice presidente della Commissione europea Margot Wallström si apre con la seguente frase: “I believe that it is essential to speak with people, rather than talk at them. What matters is to engage in a dialogue. Communication can never be one-way” e se nel suo comunicato stampa di lancio del Piano d’azione della Commissione per il miglioramento della comunicazione sull’Unione europea si legge il seguente slogan: “Listen, Communicate, Go local”.
    Un terzo elemento di criticità può risiedere nell’oggetto della comunicazione: valori come quelli dell’identità, delle radici culturali, della sicurezza, della pubblica utilità, dello stato-nazione sono difficili da armonizzare (e quindi da comunicare in maniera omogenea) perché si instaurano su basi nazionali differenti per esperienza, vissuto e grado di sviluppo.
    Infine, il canale preferenziale della comunicazione istituzionale europea (il web) forse non è il più adatto a raggiungere, in questo momento, il target di riferimento e quindi l’obiettivo generale delle politiche di comunicazione dell’Unione europea.
    La presente indagine si prefigge dunque di mappare e analizzare un set di prodotti di comunicazione sulle politiche comunitarie e un insieme di risultati di ricerche e sondaggi sull’opinione pubblica europea, per verificare la correttezza dell’ipotesi sugli elementi di criticità che impediscono all’istituzione Europa una efficace comunicazione di se stessa.


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