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Der Jude: l'abietta rappresentazione

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Tiziana Capurso - Università degli Studi di Urbino - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 194 pagine
  • Abstract
    Dalle accuse medioevali rivolte al popolo deicida fino alla rivoluzione nazionalsocialista che ha inau-gurato l’antisemitismo razziale e biologico, la costruzione sociale, storica e culturale del pregiudizio ri-guardo al popolo ebraico si è nutrita di nuovi e più convincenti argomenti propagandistici, volti alla creazione di una comune coscienza collettiva della pericolosità materiale, morale e biologica, nonché politica della presenza ebraica: nuova appendice cancerosa ed abietta, Fremdkörper nel cuore stesso della nazione tedesca. La nascita del sistema-lager, situato ai confini della società civile, individua uno spazio dove il potere, sciolti definitivamente i suoi legami con la civiltà, istaura nuove pratiche di “so-cializzazione” e “desocializzazione” forzata degli individui grazie ad un percorso iniziatico di tipo ri-tuale volto a ricodificare, mediante l’uso della violenza e del terrore, la natura umana dall’interno ri-strutturandone i sistemi: dalle dimensioni spazio-temporali fino a quelle più segrete della memoria e della coscienza.
    In questa prospettiva il trattamento terapeutico dei corpi abietti, già inaugurato con diversi programmi dallo Stato nazista e proseguito poi con le sperimentazioni pseudoscientifiche attuate dai medici nazisti nei lager, rappresenta uno strumento privilegiato del potere, capace di generare una trasformazione an-tropologica delle vittime. Il clima in cui si muove il progetto del genocidio è stato favorito dallo spirito della razionalità tecnico-scientifica che investe l’organizzazione ed il funzionamento del sistema buro-cratico e di quello scientifico.
    Il baratto faustiano, la creazione insieme all’interiorizzazione del “sé di Auschwitz”, i trucchi, le falsifi-cazioni, i deliri d’onnipotenza, il sadismo e le convinzioni pseudoscientifiche sono tutti elementi essen-ziali di cui si è servita la scienza per raggiungere i suoi obiettivi conoscitivi, aiutando i medici nazisti nella gestione delle loro “drammatizzazioni”.
    Conosciamo l’abietto ornamentale, quando la seduzione infera della morte incontra inedite superfici e-pidermiche per realizzare oggetti di design come paralumi ed altri manufatti di pelle umana, ma l’essere abietto è anche uno stato, un essere sospeso tra la vita e la morte che si rispecchia nell’esperienza del mussulmano, la figura guida del lager, l’uomo-ombra, il non sguardo della morte che cattura. La rappresentazione (im)possibile: dalla rappresentazione della Shoah come evento alla rappresentazione inaugurata dallo spazio-lager, la rappresentazione interdetta, la moralità dello sguardo cinematografico, le fotografie-documento di un membro del Sonderkommando rendono Auschwitz immaginabile.

    Metodologia seguita: Nella redazione di questo lavoro ci siamo avvalsi di numerose fonti storiografiche oltre a prediligere i rilevanti contributi sociologici dell’interazionismo simbolico di matrice goffmania-na e del pensiero di Zygmunt Bauman con uno sguardo alla filosofia contemporanea, in particolare, alle riflessioni di Jean-Luc Nancy e Georges Didi-Hubermann e Michel Foucault.

    Principali risultati raggiunti: Accanto alla tradizionale rappresentazione cinematografico-letteraria della Shoah come evento storicamente determinato, le riflessioni del filosofo francese Jean-Luc Nancy apro-no uno scenario, che individua nello spazio-lager una nuova prospettiva di rappresentazione. Le testi-monianze dei sopravvissuti insieme ai documenti scampati alla distruzione ordinata dai nazisti sono per noi una testimonianza concreta, che confuta radicalmente la non esistenza dei campi di sterminio e dei crimini compiuti dai nazisti.
    Le fotografie dello sconosciuto membro del Sonderkommando sono frammenti di verità strappati all’inferno di Auschwitz, sottratti alla distruzione senza resto, preziose confutazioni dell’inimmagi-nabilità di Auschwitz e dell’impossibilità di una sua rappresentazione.
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