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Non siamo tutti figli di Tony Manero. Il mondo della discoteca e i disabili.

Autore
Lisa Cantoni - Università degli Studi di Bologna - [2005-06]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 112 pagine
  • Abstract
    L'elaborato rappresenta un tentativo di comprendere alcuni aspetti fondamentali della vita notturna in discoteca e in particolar modo di capire i motivi che influiscono sulla non presenza dei disabili in questo luogo del loisir.

    Nella prima parte del lavoro è stato esaminato il fenomeno “discoteche” nelle sue diverse sfaccettature:
    _Sono descritti i principali cambiamenti avvenuti all'interno della discoteca dagli anni cinquanta fino ad oggi.
    _La discoteca vista come impresa e le professioni che si trovano al suo interno. Coloro che svolgono tali attività sono i cosiddetti “cerimonieri del rito”, sono loro che rendono possibile il divertimento in discoteca; per evidenziare l'importanza e le caratteristiche del loro ruolo, sono riportate le testimonianze di alcuni ragazzi che vivono il lavoro notturno.
    _I motivi che spingono i giovani a vivere la notte in discoteca. Un luogo dove è possibile socializzare, liberare le proprie emozioni, sperimentare la propria personalità, ma è anche il luogo degli eccessi.
    _Inoltre viene analizzato il fenomeno dei rave illegali, soffermandosi sul fatto che durante queste feste è possibile raggiungere uno stato di “trance metropolitana”. Questo stato di modificazione della coscienza non è indotto in primo luogo da sostanze psicoattive, ma bensì è favorito dal clima che si crea, dalla musica, dalle luci e dall'empatia che si sviluppa tra le persone.

    Nella seconda parte l'attenzione è posta sul tema principale della tesi: ossia cercare di capire i motivi che ostacolano la partecipazione dei disabili in discoteca e favorirne il loro inserimento.
    Per capire questo, mi sono recata in alcuni Centri di Cesena e ho ascoltato direttamente le voci dei ragazzi disabili. Chiacchierando con questi ragazzi è emerso che molti di loro sono interessati e affascinati dalla discoteca. La maggior parte di loro non vive questo divertimento perché non ha nessuno che li accompagni e non a causa del proprio stato di salute.
    Tenendo conto delle loro parole ho presentato due proposte per facilitare la loro fruibilità presso questo luogo.
    Una proposta è rivolta all'amministrazione comunale; è il comune che si mobilita e mette a disposizione un mezzo di trasporto e un educatore sociale per accompagnare i disabili in discoteca.
    La seconda proposta è rivolta direttamente all'imprenditore della discoteca e al suo staff. È stato idealizzato un progetto di una discoteca senza barriere architettoniche, ma l'elemento più interessante è l'introduzione di una nuova figura professionale: l'educatore sociale. L'educatore sociale diventa un nuovo “cerimoniere” del rito discoteca, sempre pronto ad accogliere, accompagnare e ad offrire la sua compagnia a chi ne ha bisogno.
    Cercare di introdurre i disabili in un luogo visto da sempre come il luogo della perversione e trasgressione fa sicuramente discutere e insorgere numerosi dubbi, ma anche la persona “diversabile”, come tutti gli altri, ha il diritto di vivere questo divertimento e occorre che siano presenti tutte le condizioni per favorire la sua partecipazione.
    La loro presenza in questi locali può essere l'inizio di una nuova trasgressione, un segnale di migliore qualità della vita in discoteca, ma soprattutto può essere un primo passo per abbattere il muro dell'indifferenza, un'opportunità per eliminare i pregiudizi e aprirci alla diversità.
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