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Uscire dal collo di bottiglia. Crisi della biodiversità ed etica globale della Terra

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Enrico Ponzoni - Università degli Studi di Milano - Bicocca - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 192 pagine
  • Abstract
    Edward O. Wilson – biologo di Harvad - ha stimato che il nostro pianeta sta perdendo circa 30.000 specie viventi all’anno, cioè tre specie all’ora. Anche se il numero totale di specie viventi sulla Terra non è noto, sicuramente la maggior parte scomparirà nei prossimi mille anni se il tasso di perdita rimarrà invariato. Tale fenomeno è noto come “crisi della biodiversità” o Sesta estinzione, così chiamata perché ha molti aspetti in comune con le precedenti estinzioni di massa avvenute durante la storia geologica del nostro pianeta. Tuttavia, diversamente dalle cinque estinzioni di massa del passato, questa non è causata da corpi celesti, comete, o mutamenti climatici, bensì dal comportamento e dallo stile di vita di un’unica specie: Homo sapiens. L’essere umano moderno abbatte le foreste, ara le praterie, cementifica i paesaggi, costruisce città, sfrutta in modo esagerato le risorse naturali. Inquina fiumi, laghi, oceani; sposta da una parte all’altra del pianeta microbi, piante e animali, spesso danneggiando le specie locali.
    Tuttavia anche l’uomo – come ogni altra specie vivente - ha bisogno di quelle funzioni indispensabili che solamente ecosistemi sani e incontaminati possono offrire (come l’ossigeno e l’aria pulita, l’acqua potabile, il cibo, i medicinali). Inoltre il mondo naturale è il luogo dal quale veniamo: è una parte di noi stessi, e noi ne siamo parte.
    Fermare il fenomeno della Sesta estinzione è difficile, ma non impossibile. Se l’essere umano ha davvero la capacità di percepire l’immenso valore che la biodiversità ha per l’intero pianeta e per la sopravvivenza della sua specie, ha il dovere e il compito di salvaguardare il mondo naturale intervenendo concretamente, dalle decisioni quotidiane del singolo individuo alla collaborazione tra settore privato, governo, scienza e tecnologia.
    Il presente lavoro si avvale del supporto di varie discipline: antropologia, archeologia, biologia, botanica, chimica, climatologia, diritto, ecologia, economia, etnologia, filosofia, genetica, medicina, meteorologia, microbiologia, paleontologia, pedagogia, psicologia, sistematica, teologia, zoologia. Questi campi del sapere sono accomunati da una prospettiva globale e sistemica nel considerare il problema della perdita della biodiversità terrestre e le possibili soluzioni in merito. In particolare si fa riferimento alle opere principali di Niles Eldredge, Edward O. Wilson, Richard Leaky, Roger Lewin, James Lovelock e altri studiosi, oltre al supporto di numerosi articoli tratti da alcune delle più autorevoli riviste scientifiche (come “Science”, “Nature”, “Conservation Biology”), stampa accademica e istituti di ricerca, organizzazioni e istituzioni governative e non governative.
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