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L' ipertesto creativo per liberare la parola. Un percorso formativo

Autore
Donato Testoni - Università degli Studi di Bologna - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 102 pagine
  • Abstract
    Il lavoro che qui presento si rifà ad una esperienza formativa che vedeva la realizzazione di un atelier di scrittura creativa, tramite l’utilizzo dell’ipertesto, per ragazzi tra i 20 e i 30 anni con una diagnosi medica di ritardo cognitivo medio-lieve. La convinzione che ha mosso me e gli altri educatori con i quali ho lavorato fin qui è che persone con una diagnosi di quel tipo, hanno più di altri troppa consapevolezza dei loro limiti e poca delle loro potenzialità. Le difficoltà che incontrano questi ragazzi nell’esprimere quello che provano e sentono, sono, secondo noi, dovute principalmente ad un senso diffuso di inadeguatezza, che li blocca, li fossilizza nella paura di sbagliare.
    Il presente lavoro prende l’avvio da alcune considerazioni sul nostro modo di percepire la realtà, che non è mai passivo, ma selettivo e in un certo senso creativo. I vecchi e i nuovi media non hanno prodotto altro che un allargamento e potenziamento delle nostre capacità percettive e quindi dei nostri orizzonti conoscitivi. Tutto questo è visto non sotto il segno della rottura e della discontinuità, ma come potenziamento di possibilità umane già affermate e consolidate con la scrittura e la stampa tradizionali. La scrittura stessa può essere considerata come una forma di comunicazione digitale in cui il sistema dei segni non ha nessun rapporto analogico con le realtà che si vuole significare. Il difficile rapporto tra significante e significato, che caratterizza la scrittura tradizionale, oggi può in parte essere eluso servendoci di altri media meno problematici. L’immagine, ma non solo, diventa il possibile tramite per riavvicinare significato e significante con l’utilizzo di una tecnologia oggi largamente impiegata come l’ipermedia.
    Proseguendo il percorso tracciato, ho preso in considerazione la scrittura creativa, partendo da alcune esperienze di ri-appropriazione sensoriale (Muel) e prendendo in considerazione poi le proposte di alcuni fra i maggiori esperti del settore (Rodari, Bing, Mozzi e Brugnoli, ecc.). Successivamente ho cercato di tradurre queste esperienze e proposte, adattandole opportunamente al contesto in cui attualmente lavoro.
    Nell’ultima parte propongo l’esperienza sul campo che ha dato origine alla realizzazione di questo lavoro...
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