Home Sociologia
Home Sociologia
Antropologia dell'Erasmus. Partire studenti, vivere sballati, tornare uomini

Autore
Immacolata De Nicola - Università degli Studi di Salerno - [2004-05]
Documenti
  • Preview
  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 126 pagine
  • Abstract
    Questa è l’avventura di Filippo, studente Erasmus ad Alicante nell’anno accademico 2004/2005.
    Ci sono molti modi per raccontare una storia ma nessuna monografia antropologica e nessun resoconto tradizionale riuscirebbe a definire lo spirito Erasmus. Il racconto si modella così sull’esperienza vera tentando di comunicare quello che succede a un qualsiasi studente scardinato dal sistema socio-strutturale in cui ha sempre vissuto e inserito in uno dei pochi “margini” che ancora sfuggono alle classificazioni ordinate del sistema. La difficoltà di trasmettere un esperire che, per chi si trova all’interno del fenomeno, è vita vissuta viene aggirata ricorrendo continuamente a metafore, immagini, simboli che permettano di “vedere diritto ciò che tutte le culture costruiscono storto”. Laddove la rielaborazione del diario di campo non arriva, interviene la spiegazione classica del fenomeno. L’Erasmus è un momento di passaggio che segna la vita di un individuo, è un rituale che lo trasporta in una dimensione mistico-simbolica obbligandolo a fare i conti con sé stesso, gli altri e la cultura d’origine. È una possibilità affidata in epoche precedenti alla religione, allo stato, alla politica, al teatro. È scoprire sé stessi in mezzo agli altri, all’interno di una comunità che realizza per un attimo gli ideali di isole felici e mondi pacificati. È l’ultima utopia realizzabile, l’ultimo gioco ingenuo di bambini obbligati a tornare adulti, uomini, dalla loro sballata avventura, dalla loro vita liminale, marginale, caotica.
    Faccio mia l’osservazione di Victor Turner: “La liminalità è insieme più creativa e più distruttiva della norma strutturale. In entrambi i casi essa solleva problemi che sono fondamentali per l’uomo della struttura sociale, e lo stimola alla riflessione e alla critica. Ma quando è socialmente positiva, la liminalità presenta, direttamente o implicitamente, un modello di società umana che è una communitas omogenea non strutturata, i cui confini coincidono idealmente con quelli della specie umana. Quando anche solo due persone credono di sperimentare fra loro una simile unità, esse sentono, anche solo per un attimo, tutti gli uomini come una cosa sola. A quanto pare, le generalizzazioni del sentimento sono più rapide di quelle del pensiero! La grande difficoltà sta nel mantenere viva questa intuizione: il che non si ottiene con l’uso regolare di droghe, né con ripetuti rapporti sessuali, né con la costante immersione nella grande letteratura, e neppure con la segregazione iniziatica, che presto o tardi deve pur finire. Ci imbattiamo così nel paradosso che l’esperienza della communitas diventa la memoria della communitas”.
    Questo è il paradosso che ho cercato di scrivere.
    Questa tesi è correlata alla categoria
    ARTICOLI AUTORI LIBRI DOSSIER INTERVISTE TESI GLOSSARIO PROFESSIONI LINK CATEGORIE NEWS Home

    Skype Me™! Tesionline Srl P.IVA 01096380116   |   Pubblicità   |   Privacy