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Il disadattamento infantile e il suo recupero

Autore
Cristina Gualandris - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - [1994-95]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 137 pagine
  • Abstract
    Questo lavoro prende in esame il vasto e complesso tema del disadattamento infantile. Il termine stesso di disadattamento si presta a confusione poiché può essere sinonimo di soggetto difficile o di delinquente, di psicopatico o di nevrotico, di ritardato mentale o di minorato fisico. E’ comunque convinzione comune, che il disadattato è il soggetto che non riesce a stabilire un rapporto di integrazione tra sé e l’ambiente in cui vive; egli soffre a causa dell’ambiente non conforme ai suoi bisogni fisici, affettivi, intellettuali o spirituali e pertanto è bisognoso di cure mediche, educative, psicologiche o sociali, diverse da tutte quelle che sono necessarie alla salute e alla educazione dei fanciulli normali viventi in un ambiente normale.
    Nel primo capitolo viene esposto un breve quadro circa la storia del disadattamento dal 1900 fino ai giorni nostri, con una particolare attenzione sia all’opera di alcuni studiosi come Sante de Santics, Montesano, Montessori, Binet, etc., che hanno dedicato le loro energie e la loro attenzione allo studio e all’assistenza di fanciulli anormali psichici; sia ai diversi paradigmi di interpretazione del disadattamento.
    Nel secondo capitolo si considerano le diverse forme di disadattamento: familiare, scolastico e sociale, analizzandone le cause, la sintomatologia e le conseguenti manifestazioni.
    All’interno del capitolo vengono fatti alcuni accenni storici relativi al sorgere dei primi istituti di accoglienza per disadattati fisici, quali i minorati della vista, dell’udito, della motilità e deboli mentali affetti cioè, da disturbi quantitativi dell’intelligenza.
    Nel terzo capitolo si considerano alcuni dei numerosi interventi di recupero in favore del bambino disadattato, in particolar modo tecniche di recupero alternative agli istituti di tipo tradizionale dove la famiglia disturbata o fragile non era per nulla sollecitata ad intraprendere un movimento di ri-equilibrio relazionale.
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