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La possessione diabolica, tra patologia mentale e sindrome culturale

Autore
Alberto Cestelli - Università degli Studi di Torino - [1999-00]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 284 pagine
  • Abstract
    Il significato del termine possessione è connesso all’idea che la malattia, fisica, ma, soprattutto mentale, sia causata dall’intrusione nel corpo dell’individuo di uno spirito. Questa concezione è propria di tutti i popoli e di tutti i tempi ed è intimamente connessa al substrato culturale delle singole comunità umane. L’uomo moderno occidentale ha una mentalità che è per metà contemporanea dell’età preistorica e per metà moderna. Si assiste quindi alla presenza simultanea, in larghi strati della popolazione, di spiegazioni ed interpretazioni della malattia che si rifanno sia alla scienza medica ufficiale, sia alla “medicina alternativa”, popolare, tradizionale, spesso famigliare e, per questo, rassicurante, che, nelle sue molteplici manifestazioni, attinge a piene mani dai piani del magico, del soprannaturale e da forme di pensiero estranee all’Occidente.È in un contesto di questo tipo che si inserisce la possessione demoniaca, che si sviluppa e risolve all’interno del rito esorcistico, tipicamente magico nella sua origine arcaica.La possessione occidentale, così come quella propria delle società tradizionali, permette una donazione di senso e significato alla sofferenza di cui l’individuo è portatore, ma di cui non riesce a comprenderne linguaggio e simboli. È la traduzione su un piano tradizionale e famigliare di qualche cosa di sconosciuto, e per questo fortemente angosciante. Il senso di insicurezza che sempre accompagna la malattia, e che aumenta con il diminuire della comprensione del disagio, rende gli uomini ugualmente aperti, dal punto di vista psicologico, sia all’intervento della scienza che a quello della religione. Ovviamente, là dove la prima è assente, la seconda polarizzerà su di sé tutte le attenzioni emotive del malato, che si rivolgerà a Dio, o a uomini a cui è attribuito un potere particolare.Il Diavolo, nella veste di simbolo, entra ancora oggi come contenuto in psicopatologia, in virtù del marcato determinismo plurifattoriale che lo sostiene: la psicologia del profondo, la tradizione, la religione e l’imprinting pedagogico.La possessione diabolica prende pienamente forma solo se inserita nel rito esorcistico, nel quale la sua espressione è legittimata e controllata. Il disagio soggettivo, espresso attraverso la possessione nel rito esorcistico, trova in questo luogo, mentale prima che fisico, non solo una valvola di sfogo altrimenti negata, ma anche un significato. Nel momento in cui la sofferenza non è più senza nome, ma trova nome e cittadinanza all’interno di riti e di ordini di significato collettivamente ri-conosciuti e condivisi, è possibile controllarla ed esorcizzarla.Si assiste, così, al protrarsi di usi e credenze proprie della medicina tradizionale delle classi subalterne, pregnanti di magismo, di scongiuri, di ricorso ai santi, agli ex-voto, ai riti penitenziali, agli esorcismi, ecc. In questo panorama, è possibile che la manifestazione del proprio personale malessere subisca una modificazione in senso “tradizionale-arcaico”, assumendo forme proprie di epoche passate. Il fenomeno magico-religioso non è ascrivibile soltanto a particolari classi sociali, ma possibilità, sfruttata da tutti gli strati sociali della popolazione, a cui fare ricorso nei momenti in cui non è possibile fronteggiare il negativo o si è incapaci di farlo.L'uomo della società occidentale, ipertecnologica e, per certi versi, consolatoria e rassicurante, affermano S. Mellina e C. Mellina (1994), si sente disarmato dinanzi alla follia che minaccia la sua presenza, minaccia che è sociale, senza volto e senza nome, e non naturale come accade nelle società tradizionali, e quindi fortemente destabilizzante. Egli teme l’inconoscibile che ancora è presente nella sua mente, ed è sempre più attratto dal sacro, dal religioso e dal magico come possibilità di uscire demartinianamente dalla storia. Le terapie alternative si sviluppano in maniera maggiore nelle aree in cui i risultati forniti dalla medicina ufficiale si rivelano poco soddisfacenti. Considerato che in Occidente la psichiatria rappresenta ancora una di queste aree, e continuerà ad esserlo anche nel prossimo futuro, la sopravvivenza della medicina tradizionale, soprattutto per il trattamento dei disturbi di ordine psicologico, è praticamente assicurata (Leff, 1988). Ciò che fino ad oggi psichiatri e psicologi non hanno sufficientemente preso in considerazione, è il fatto che le credenze nella stregoneria, e nei fenomeni ad essa correlati, siano oggi presenti in un numero più elevato di persone rispetto ai tempi dell’Inquisizione, tenuto conto dell’espansione demografica (Murphy, 1995). Allora, come afferma Ancora (1994), non è affatto anacronistico né paradossale, oggi, occuparsi sempre di più di quei fenomeni della psiche umana che hanno a che fare con il mondo religioso, con entità sentite dai pazienti come superiori, e che spesso autoalimentano disturbi e sofferenze all’interno di quella “crisi della presenza” oggi più che mai attuale.
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