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Rappresentazioni, concetti, immagini: dall'Homo Sapiens all'Homo Videns

Autore
Elisabetta Mazzoni - Università per stranieri di Perugia - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 158 pagine
  • Abstract
    Questa tesi è nata dalla necessità di operare una riflessione organica sull’apporto delle tecnologie della comunicazione alle trasformazioni sociali e psicologiche dell’uomo moderno.Oggi, infatti, le nuove tecnologie stanno imprimendo cambiamenti sempre più rapidi e significativi nel modo di comunicare ed informarsi, dal momento che esse sembrano interferire direttamente con la nostra sfera cognitiva, plasmando così anche la nostra rappresentazione della realtà.Generalmente è comune pensare alla tecnologia come a qualcosa di potenzialmente neutrale, alla quale è l’uomo ad attribuire un valore positivo o negativo in base all’uso che ne fa. Al contrario è il medium, e non il suo utilizzo, a dare significato peculiare alla comunicazione imprimendo in essa tutte le sue caratteristiche. Questo ha favorito una “mutazione genetica” dell’uomo, o distorsione evolutiva. L’ Homo Sapiens è stato sostituito da una nuova tipologia di uomo che Giovanni Sartori ha chiamato Homo Videns, ossia “l’uomo che vede”, per il quale vista e immagine risultano essere il tramite privilegiato nell’interazione con il mondo. A partire da questi presupposti, mi sono chiesta in che modo precisamente avvenga questa trasformazione a livello cognitivo.Per valutare questo fenomeno è stata necessaria un’analisi sia da un punto di vista psicologico, sia da uno più sociologico-antropologico. Perciò verrà dapprima ricostruita brevemente “la storia del conoscere”, evidenziando come le diverse tecnologie abbiano favorito quella che è stata una profonda trasformazione di stile conoscitivo, riscontrabile nell’alternanza tra due differenti modalità cognitive, l’intelligenza lineare o alfabetica e l’intelligenza simultanea o sincretica o non-alfabetica, senza dimenticare che quest’ultima ha caratterizzato l’uomo fin dalla sua comparsa sulla terra, e ha regnato fino alla nascita della scrittura che lo ha traghettato verso l’intelligenza alfabetica.
    Oggi dopo un lungo predominio della prima, l’intelligenza simultanea sembra esser sul punto di riprendere il sopravvento, favorita probabilmente anche dall’onnipresenza di immagini nella vita quotidiana.
    L’interrogativo che si pone è se le immagini possano generare vera conoscenza, e se il ritorno ad un’intelligenza di tipo simultaneo, all’uso delle immagini, vada considerato come un progresso o un regresso.Questa riflessione avrà come presupposto la considerazione che nella nostra cultura la modalità visiva di conoscenza sia, per molti aspetti, primaria, rispetto a quella verbale. Non a caso, i primi tentativi di scrittura furono pitture murarie, pittogrammi, come attestato dall’arte parietale, e qualcosa di simile si ripete con le esperienze pittoriche dei bambini pre-alfabetizzati: sembra cioè che sia più naturale esprimersi per immagini.Tuttavia i pareri circa l’utilità delle immagini sono diversi:Piuttosto scettici a riguardo sono Giovanni Sartori e Raffaele Simone.A loro parere il rischio che deriva da una conoscenza per immagini è che la capacità di seduzione e persuasione che le caratterizza, generi un sapere disarticolato, generico e vago, e contribuisca inevitabilmente ad una perdita conoscitiva e un impoverimento culturale.Le immagini indurrebbero cioè l’uomo ad essere null’altro che Homo Videns, nel quale il vedere passivo prevale sul capire e sulle innate capacità di astrazione. Tuttavia, lo scopo di questo lavoro è proprio quello di provare a delineare uno scenario più positivo all’uso delle immagini.Questo è stato fatto dapprima mettendo in rilievo il ruolo attivo che l’uomo nella conoscenza e che spiega perché non si può concepire il conoscere come qualcosa di «passivo», come il semplice ricevere informazioni dall’esterno, sottolineando il fatto che la mente umana, proprio come un calcolatore, riceve dei dati in entrata che successivamente rielabora e fa suoi, inserendoli in una mappa concettuale ed integrandoli con l’info. accumulata nel tempo e registrata nella mente. In seguito è stato dato ampio spazio al tema dell'immagine, evidenziandone soprattutto le possibili implicazioni conoscitive, le riserve di senso e gli aspetti non immediatamente tangibili,in altre parole, è stata fatta una “difesa della sua simbolicità”. E’ stato messo in risalto proprio il fatto che l'immagine non si esaurisce nella visibilità, nelle sue fattezze sensibili e materiali, ma anzi, la forza dell'immagine, il suo spessore e la sua centralità nella comunicazione si mostrano proprio in ciò che sta al di là dell’immagine stessa.L'immagine è, infatti, in primo luogo una struttura di rinvio, ed è questo suo rinviare oltre, oltre la pura e semplice forma visiva, che permette di comprendere la ricchezza stessa dell'immagine, che, per usare le parole di Elio Franzini, solo uno “sguardo fenomenologico” può cogliere.L’immagine quindi rappresenta qualcosa della realtà, ma anche qualcosa di diverso da sé stessa, il cui significato trascende ciò che è immediatamente visibile.

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