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L'evento culturale come fattore di sviluppo locale: Joan Mirò a Como

Autore
Marina Fiorletta - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 203 pagine
  • Abstract
    Nel passaggio dalla società industriale a quella post-industriale, il processo di terziarizzazione, intrecciato con la delocalizzazione e lo smantellamento della grande industria, ha inciso profondamente sulle alternative di sviluppo di molte aree di antica industrializzazione. Le città si apprestano ad abbracciare quindi modelli di sviluppo orientati anche alla cultura e al turismo, ponendo attenzione a obiettivi di recupero urbano e a nuove destinazioni d'uso, nell'intento di definire strategie di sviluppo volte a garantire risorse e mantenere opportunità occupazionali. La strada della riqualificazione culturale e turistica delle città deve però fondarsi sul recupero delle radici e delle identità locali, su progetti che siano fondati a loro volta sull'individuazione di valori condivisi e sulla valorizzazione dei simboli della comunità. Sono necessarie quindi coerenti strategie di city marketing affinché le città imparino a comunicare per promuovere se stesse. Gli eventi in tale contesto offrono un'importante occasione di rilancio e riposizionamento strategico di immagine, se ben organizzati e se fondati su elementi quali l'unicità e la qualità. Gli eventi per la loro rilevanza costituiscono una potenziale fonte di risorse per il territorio, in termini economici, occupazionali, turistici e socio-culturali.
    Può una mostra cambiare il volto di un'intera città? È questa la domanda che mi sono posta nell'analisi del mio campo di indagine, rappresentato dalla mostra “Joan Miró, Alchimista del segno”, tenutasi a Como nel 2004. La risposta è si. Se poi si tratta, come è il caso di Como, di una città con una vocazione turistica ma poco abituata ad iniziative culturali di ampio respiro, il cambiamento può diventare addirittura una rivoluzione. Tante le espressioni utilizzate dalla stampa locale: Miró-Mania, la febbre per Miró. L'Amministrazione ha fatto da lepre per il mondo economico lariano in crisi di identità ed in cerca proprio di nuovi sbocchi, liberandosi dal complesso di inferiorità e proiettandosi nell'immaginario collettivo non solo come capitale della seta ma anche come città d'arte e di cultura.
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