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L'immagine della leadership alle elezioni europee 2004. Un confronto tra testate

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Massimiliano Nespola - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 182 pagine
  • Abstract
    In questa tesi si mette a confronto il lavoro redazionale di due testate a tiratura nazionale durante il periodo dell’ultima campagna elettorale. In particolare, utilizzando rudimenti di analisi del contenuto, si passa in rassegna il modo in cui “La Repubblica” e “Il Giornale” hanno costruito l’immagine dei leader delle coalizioni, la Casa delle Libertà e Uniti nell’Ulivo, dall’ 11 maggio al 30 giugno, periodo delle elezioni europee 2004. La base teorica cui far riferimento è quella di Denis McQuail, che con i concetti socio-comunicativi di infotainment e formato tabloid getta luce sul fatto che all’informazione volta ad aggiornare il lettore quotidianamente si accompagna, sui media, un’informazione gridata, leggera nei contenuti, seducente. Si è analizzata la carta stampata perché la si è ritenuta, in letteratura, il medium che nel corso degli anni è stato maggiormente capace di modificare forma e contenuti a seconda della committenza politica di riferimento.
    Si è scelto di operare su più piani di analisi, selezionando quotidianamente titoli, articoli, interviste, editoriali e fotografie, cioè tutte le modalità comunicative utilizzate da un quotidiano per miscelare nelle sue pagine informazioni di vario genere, dalle novità sulla scena causate dalle esternazioni di un leader, alle diatribe quotidiane per gli equilibri delle coalizioni, al gossip politico. Il risultato è un confronto tra le due testate sull’utilizzo delle principali tecniche giornalistiche, sui prevalenti usi lessicali, sulla visibilità concessa ai leader di partito. E’ anche una critica sulle mancanze delle due testate, che potrebbero utilizzare di più e meglio i mezzi a loro disposizione per raggiungere il lettore.
    Le conclusioni tratte testimoniano infatti anche che le testate in questione hanno operato viziate dal male dell’autoreferenzialità, una tendenza ampiamente diffusa, nel lavoro di redazione, che le porta ad andare in stampa imitando i concorrenti, lavorando poco e male sulla selezione e sul trattamento delle notizie, sull’inchiesta e sull’intervista. Sono conclusioni che ricollegano anche la pratica giornalistica alle teorie di partenza: se il giornalismo è viziato di autoreferenzialità, ciò è anche dovuto al fatto che invece di prestare più tempo e spazio al lavoro sul campo, si preferisce utilizzare informazioni più suasorie che cariche di contenuti, semplificate e superficiali rispetto ad una realtà politica molto più complessa.
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