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Pacificatori vs pacifisti: Azione Giovani e Giovani Comunisti a confronto

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Maria Antonia Fama - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 391 pagine
  • Abstract
    In un momento storico in cui gli eventi quotidiani mettono a dura prova la pazienza dell’uomo e la sua fiducia nel futuro, ci vuole coraggio a credere in un ideale.
    Eppure, i giovani sono spesso presi come capro espiatorio: accusati di qualunquismo e disinteresse. Il mio sentire e la mia condizione di “imputata al banco d’accusa”, però, mi spingono a professare l’innocenza della mia generazione. Sento di dover cercare una spiegazione meno superficiale a questo luogo comune. Sono convinta, infatti, che il contadino raccolga sempre ciò che ha seminato: i giovani sono il frutto più puro di ciò che una società ha costruito. In una comprensibile situazione di sfiducia, a volte trasformata in apatia, stupisce, anzi, che ci sia ancora qualcuno disposto a lottare. Qualcosa, infatti, oggi sta cambiando. I giovani, alcuni, da soli o organizzati, riscoprono la possibilità di vivere in un mondo migliore, di essere persone migliori. Perché proprio ora? Qual è stato, se c’è stato, l’evento scatenante, e in che modo l’approccio dei giovani alla politica si è modificato? Il modo di intendere la partecipazione, sembra oggi mutato, e non necessariamente in direzione di un elevato disinteresse per la politica. Spesso avviene anche nei termini di un rifiuto dell’istituzione “partito”. Molti giovani non rigettano la politica, ma un certo modo di farla, e propongono un’alternativa. Se a livello istituzionale, destra e sinistra sono sempre più vicine, il dato generazionale inasprisce le diversità. A sinistra, si sceglie l’esperienza del movimento e dell’auto-rappresentazione. A destra, quella del partito isolato. Azione Giovani e i Giovani Comunisti rappresentano due emblematiche “scelte di vita politica”, due espressioni della partecipazione giovanile. La riflessione sui contenuti e le motivazioni del loro agire, può svilupparsi a partire dall’aspetto esteriore del linguaggio e della comunicazione politica.
    La loro struttura profonda, infatti, si rivela attraverso l’analisi della struttura superficiale del discorso. Il processo inverso della decostruzione ripercorre a ritroso la costruzione di un sistema di significati, sulla base di un universo ideologico di riferimento. I simboli, le parole, le immagini possiedono una ricorsività che svela il modo in cui le identità si costruiscono. Così, le scelte comunicative si fanno indicatori delle posizioni ideologiche e della struttura organizzativa di Azione Giovani e Giovani Comunisti: due gruppi palesemente schierati su posizioni estreme, due esperienze politiche opposte, due percorsi identitari.
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