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Arredare il Silenzio. La Radio fra determinismo tecnologico e società.

Autore
Michele Valentini - Università degli Studi di Siena - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 131 pagine
  • Abstract
    La radio con la rivoluzione digitale, dalla fine degli anni settanta in poi con l’avvento del compact disc, ha ridefinito le pratiche lavorative all’interno degli studi radiofonici. In Italia questo momento di grande modernizzazione ha coinciso con l’avvento della radiofonia privata, aggiungendo un’ulteriore spinta al rinnovamento. La rivoluzione digitale, durante gli ultimi 25 anni, ha cambiato tutto il mondo della comunicazione, introducendo nuovi media (internet e telefono cellulare) e ristrutturando tutti gli altri sia a livello di produzione dei contenuti, sia nell’ambito dei canali di comunicazione usati. La radio, sebbene abbia delle sperimentazioni in corso per passare al digitale, è in un certo senso un’eccezione, perché ha subito una grandissima digitalizzazione dei suoi studi, ma ha lasciato pressoché invariato il canale di comunicazione con il suo pubblico. Ogni giorno ascoltiamo la radio sintonizzandoci sul suo segnale analogico che, essenzialmente, sfrutta ancora la tecnologia messa a punto negli anni venti in America. Ci sono almeno tre categorie di innovazioni digitali che hanno avuto un ruolo fondamentale anche nel ridefinire i linguaggi radiofonici e che in alcuni casi hanno avuto un peso deterministico, introducendo, cioè, nuovi modi di comunicare senza che questi fossero la risposta ad una nuova domanda sociale.
    1. Hardware e Software per la programmazione musicale: da quando la musica, l’elemento più importante dei programmi radiofonici, è divenuta digitale ed ha iniziato ad entrare nei computer, le radio si sono dotate di archivi digitali, e ormai hanno eliminato l’uso di qualsiasi supporto musicale fisico, per passare ad una gestione informatizzata di tutte le fonti sonore da mandare in onda. Software come Selector offrono, già da oltre vent’anni, strumenti di pianificazione computerizzati per operare le scelte di formato musicale in modo coerente con le proprie scelte di target, di marketing e d’immagine. In Italia, negli ultimi dieci anni, è accaduto però che molte radio private locali, approfittando dei prezzi sempre più ridotti di questi strumenti, abbiano improvvisamente deciso di informatizzare i loro sistemi di messa in onda, lasciandosi condizionare da questi nuovi strumenti. Questo ha prodotto una forte omologazione delle radio locali, che assomigliano sempre più a quelle nazionali, e che hanno perso la loro capacità di creare prodotti culturali sensibili alle specificità delle loro comunità locali di riferimento.
    2. Strumenti per l’interattività: la radio è un broadcasting medium, come la televisione, e quindi comunica in modo unidirezionale. La radio è sempre stata portata a superare questo limite di unidirezionalità attraverso l’interazione con i propri ascoltatori con il telefono, che, essendo un medium che utilizza anch’esso solo l’audio, le è particolarmente congeniale. L’era digitale ha messo a disposizione ibridi telefonici sempre più efficienti, ha introdotto il telefono cellulare, l’sms, l’e-mail, creando nuove possibilità di interazione. Il conduttore di un programma radiofonico, oggi, può fare dei veri e propri talk show parlando con un numero illimitato di ospiti via telefono, può raccogliere dediche e valutare i feedback che arrivano dal pubblico attraverso e-mail, sms, fax e telefonate. I linguaggi radiofonici si sono aperti all’interattività con il pubblico anche se spesso, l’ascoltatore che viene mandato in diretta, è parte della scaletta del programma e il suo intervento è solo apparentemente un elemento che sfugge al controllo del conduttore.
    3. Apparecchi per la processazione dell’audio: ogni emittente, impossibilitata ad aumentare la qualità audio delle proprie trasmissioni, ha cercato di sfruttare al meglio le nuove possibilità dell’audio digitale per creare il proprio sound caratteristico. Grazie ai nuovi processori audio è possibile definire come deve suonare la propria radio, così tendenzialmente si cerca di dare più brillantezza e vitalità alle proprie trasmissioni, privilegiando le frequenze medio-alte e “tagliando” quelle più cupe dei medio-bassi. Il passaggio della radio al digitale è una possibilità ormai concreta grazie al DAB (digital audio broadcasting), di cui ci sono già in Italia molte sperimentazioni. Il modo di ascoltare e fare la radio potrebbe cambiare radicalmente perché sarà possibile inviare, insieme all’audio ad alta qualità, immagini, foto e file di ogni genere. In più, tutto il mercato radiofonico potrebbe andare in contro ad un riassetto notevole, visto che lo spettro elettromagnetico potrà contenere sei volte il numero di emittenti che ci sono oggi. La radio digitale potrebbe essere completamente diversa e le nuove possibilità tecnologiche (radio on demand, pay per listen, ecc…) potrebbero avere un ruolo deterministico molto forte.
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