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Ricordi in movimento. La televisione e la memoria.

Autore
Sebastiano Guanziroli - Università degli Studi di Milano - [1998-99]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 180 pagine
  • Abstract
    La ricerca è consistita nel tentativo di esplorare i modi in cui la televisione italiana di oggi va proponendosi come una sorta di deposito della memoria collettiva, affollando i palinsesti di programmi costruiti su ricordi, o che comunque mirano a sollecitare i ricordi degli spettatori. Accendendo il televisore, infatti, una delle esperienze più consuete che possano accadere, da qualche anno in qua, è imbattersi in immagini datate, spesso in bianco e nero, oppure ascoltare i ricordi di personaggi famosi e non, o ancora assistere alle repliche di materiale già andato in onda. Sono queste, a grandi linee, le varie forme in cui si articola la memoria della televisione.
    Ciò che mi ha spinto a fare una ricerca in quest’area è stato il desiderio di studiare approfonditamente i contenuti di tali programmi, di smontarli, in un certo senso, per andare a vedere cosa c’era dentro e capire quali fossero le ragioni del loro successo.
    L’ipotesi di partenza era che un medium come la tv, considerato generalmente convenzionale, ripetitivo, timoroso della novità, anche conservatore, manifestasse tali qualità in maniera ancora più evidente sul terreno del passato, che per il senso comune, che è poi il senso della televisione, è una dimensione immobile e immutabile.
    I modi per individuare l’esistenza, il peso, le forme, le implicazioni della memoria televisiva erano certamente più d’uno, a partire dalle interviste per arrivare agli effetti sul pubblico: a me è sembrato che il luogo migliore dove cercare le tracce di questa memoria fosse il testo, cioè i programmi. I testi hanno infatti una loro consistenza e struttura; essi non si limitano a contenere semplicemente il progetto dell’emittente, sono una proposta che concretizza l’intenzione dell’autore e che si apre alle interpretazioni dello spettatore. Sono un luogo di scambio. Evidentemente lo studio dei testi da soli non assicura che le proposte dell’autore diventino una realtà effettiva, che cioè trovino una corrispondenza nei comportamenti del pubblico, però illustra nel modo migliore cosa c’è in campo, al di là delle intenzioni dell’autore o delle interpretazioni dello spettatore.
    Così ho proceduto elaborando un’analisi testuale che ho applicato a quattro programmi considerati esemplari e rappresentativi dell’insieme dei programmi che interessavano la ricerca (Anima mia, Meteore, Anni azzurri, Ci vediamo in TV: le analisi testuali sono riportate in Appendice). Le riflessioni suscitate dall’analisi sono quindi state integrate e messe a confronto con altre, elaborate a partire da un’osservazione meno formale di tutti gli altri programmi considerati degni di interesse.
    I risultati delle osservazioni empiriche sono stati quindi generalizzati per far luce sui processi agenti in tali strutture testuali, e rispondere a semplici ma rilevanti domande: perché la televisione ricorda, e in particolare perché proprio ora lo fa così frequentemente? Che cosa ricorda? E, infine, come ricorda?
    Vorrei illustrare brevemente almeno una delle conclusioni che ritengo importanti, che certamente non è inedita, ma alla quale credo si sia dedicata poca attenzione, almeno in ambito accademico: la televisione ricorda per frammenti, con grandi salti, impedendo al passato di esprimere ed esaurire tutta la sua durata, un po’ come se si sfogliassero gli album delle fotografie senza sapere cosa è accaduto tra una foto e l’altra, tra un istante e l’altro. Il passato in tv viene privato del suo contesto, così si appiattisce e si schiaccia sul presente, si presentifica, e tutto diventa perfettamente contemporaneo.
    Ciò che viene escluso dal ricordo è sempre l’aspetto minaccioso e sovversivo del passato, quello che mette in crisi, in discussione il presente, invece di confermarlo. Ciò che viene privilegiato, al contrario, è l’aspetto più convenzionale e rassicurante.
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