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Namibia: ambiente naturale, sociale e turismo

Autore
Marco Attanà - Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) - [2002-03]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 333 pagine
  • Abstract
    La prima volta che ho manifestato l’ intenzione di recarmi in Namibia per effettuare un periodo di stage presso un guest lodge, le reazioni sono state di incredulità e stupore generale, alcuni neanche erano a conoscenza dell’ esistenza di questo Stato dell’ Africa Meridionale.La curiosità che fin dal primo istante della mia decisione ha pervaso il mio animo e la mia mente, é stata plasmata dal contatto con una realtà nuova, affascinante, insolita , che mi ha donato un’ esperienza unica ed indimenticabile dal punto di vista umano e professionali.Svolgere attività nell’ambito di una riserva naturale di ottomila ettari, stare a contatto e scoprire le qualità ed i caratteri di una natura incontaminata, quasi immobile nel tempo, ed al tempo stesso rendermi partecipe delle problematiche di un contesto di servizi e comfort tipici di una struttura ricettiva turistica, sono state esperienze molto gratificanti dal punto di vista professionale-formativo ed educative dal punto di vista umano.La permanenza come stagista ed attento osservatore di ogni dettaglio della realtà in cui mi sono trovato a convivere, mi ha dato la risposta che tutto ciò è possibile, che sopravvivere ed integrarsi in un simile ambiente si può fare.
    Naturalmente possono presentarsi delle difficoltà legate all’ ambiente naturale e sociale: non sono state poche le controversie a livello territoriale con i locali e le istituzioni, specialmente su questioni legate alla gestione del territorio, né problematiche quotidiane per esempio nella gestione del personale. Come ho potuto verificare, i ritmi di lavoro e la giornata tipo sono molto più lenti e rilassanti, ma davvero intensi e ricchi di impegni e responsabilità. La cultura dei workers locali è molto differente da quella occidentale e dei paesi industrializzati: la disponibilità al lavoro è più legata ad una necessità di sopravvivenza che al desiderio di conoscere ed imparare nuovi mestieri ed informazioni; i lavoratori sono ancora legati ad una mentalità nomadica o agricolo stanziale, caratterizzata più da necessità nel breve periodo che a progetti di sviluppo umano e professionale. L’ idea di futuro non è contemplata e come ho potuto notare neanche l’elasticità o l’attitudine al cambiamento, perché manca in loro la fiducia nel datore di lavoro. Tutto ciò non è dovuto ad una loro regressione mentale, ma a cause storiche di sfruttamento coloniale, che come tracce principali ha lasciato maggiormente un distacco dalle loro origini e tradizioni, una mancanza di educazione civile e di formazione al lavoro, un avvicinamento troppo prematuro rispetto al loro sviluppo storico- sociale ad alcuni aspetti della mentalità consumistica occidentale, dalla quale sono attratti ma che non sanno realmente gestire.
    La mia permanenza presso Swartfontein è stata di grande partecipazione, perché le attività svolte empiricamente sul territorio, quelle di ufficio e le numerose chiacchierate su queste tematiche con i titolari e gli ospiti interessati, mi ha dato l’opportunità di partecipare alle finalità di sviluppo e tutela dell’ attività nel suo insieme.E’ impossibile vivere qui e non accorgersi che ogni passo che muovi ed ogni tuo pensiero possano e debbano essere funzionali ad un’ idea di sviluppo, ad un progetto originario o semplicemente al sostentamento dell’ intera Swartfontein.
    Dopo un mese di permanenza è diventato naturale e semplice vivere in questo villaggio, in questa comunità di pace e tranquillità. Le macchine sono assenti, e con il sistema fotovoltaico le emissioni nell’ aria vengono ridotte al minimo. I rifiuti vengono riciclati oppure utilizzati come fondamenta per nuove costruzioni, e la loro raccolta (una delle mie attività quotidiane di minimo sforzo e massima utilità) nei percorsi della riserva ( che mi sono preoccupato di segnare, insieme ad altri due studenti, con massi e frecce per renderli ampiamente visibili ed identificabili dagli ospiti) è un dovere, un gesto responsabile.
    Non ci sono stati problemi di ambientamento né di integrazione con la struttura ed i titolari: è stata una breve ma intensa esperienza prima di tutto di vita, poi professionale.
    Sembrava impossibile questa “impresa”, ora invece sentirò la mancanza di Swartfontein!!

    Marco Attanà
    Matr.: 200242
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