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La comunicazione pubblicitaria nelle biotecnologie

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Marcello Ventura - Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 170 pagine
  • Abstract
    Il programma di ricerca, ha come finalità lo sviluppo di un’attenta analisi comunicazionale e pubblicitaria, all’interno del mercato delle biotecnologie, settore che rivendica un immenso grado d’accrescimento a livello mondiale. La sua notevole espansione non ha tenuto conto della mancanza di sostegno da parte di una struttura, comunicativa ed informativa, capace di divulgare questa nuova forma di scienza verso un’opinione pubblica estremamente eterogenea, omettendo una garanzia d’accettazione compromessa da una speranzosa elasticità dei valori sociali.
    L’uso strumentale della simbologia riguardante gli OGM (organismi geneticamente modificati), potenziata dalla mancata informazione riguardo al settore, ha pregiudicato una corretta divulgazione di notizie riguardanti le notevoli potenzialità, verso una delle scienze che maggiormente interagirà con il nostro futuro e sulle nostre scelte di consumo. La disinformazione ha progressivamente lasciato il posto al disinteresse del consumatore, il quale sensibilmente disorientato dal caos comunicativo, sfugge istintivamente ciò che compromette e sbilancia il suo equilibrio, rifugiandosi nel raffinato tradizionalismo. Da qui nasce l’inarrestabile “querrelle” tra ciò che si considera il sacro e ciò che si dice profano, tra ciò che è vecchio e ciò che è nuovo, tra la rivendicazione di qualità sostenuta da un’ottima competenza tradizionale, e una dichiarata sicurezza, conscia del necessario sostegno da parte di una grande fiducia verso prodotti geneticamente modificati.
    La scelta riguardante lo studio di un tale settore, é dovuto alla grande mancanza di informazione ed alla strumentalizzazione del notiziabile, come unico mezzo di divulgazione e di indottrinamento della conoscenza sociale, con la conseguente estremizzazione delle argomentazioni. Il divario comunicativo, definito come knowladge gap, tra gli esperti ed il pubblico, conferisce una riduzione non indifferente della possibilità, da parte della società, di consolidare un rapporto biunivoco, attraverso il quale poter soddisfare il proprio bisogno di conoscenza. La rappresentazione di questo sensibile dislivello, si rende pienamente visibile attraverso il “modello idraulico”, grafico che definisce le motivazioni attraverso le quali, si ostina una comunicazione fondamentalmente specialistica e povera di una corretta adattabilità al livello sociale. L’interesse crescente da parte dei consumatori verso una maggiore conoscenza degli organismi transgenici, e verso una scienza che potenzialmente cambierà i nostri stili di vita e non solamente in campo alimentare, é intensificata forse più da atavici timori che da un cosciente aggiornamento informativo, dimostrando come, spesso eventi detentori di una tale compatibilità con l’essere umano, non riescano a raggiungere una risonanza tale che ne renda efficacemente veicolabili le enormi potenzialità. Le informazioni di carattere scientifico sono spesso circondate da un alone di mistero, il quale contribuisce ad una percezione di alchimistica riluttanza nei confronti di argomentazioni incapaci di informare nel modo corretto. Strettamente legate ad una terminologia principalmente tecnica, evitano spesso una necessaria semplificazione dei concetti, dovuta al timore di conferire agli argomenti dei caratteri eccessivamente semplicistici. Questo atteggiamento mantiene così una suggestiva lontananza, tra conoscenza tecnica e conoscenza sociale, screditando così la capacità del pubblico ed il suo relativo interesse, nell’entrare in contatto con una tipologia di notizia volutamente elitaria. Dalla recente idea che vede la scienza come una tematica divenuta molto complicata per essere trasmessa e compresa correttamente dal grande pubblico, si opta per un necessario intervento di figure di mediazione, che come compito hanno il ruolo di adattare il messaggio scientifico alle caratteristiche sociali. L’intromissione di figure giornalistiche, di divulgatori o di “specialisti”, hanno contribuito nel caso specifico delle biotecnologie, ad una negativa pubblicizzazione dell’evento, dando spesso più importanza alla divulgazione delle opinioni, piuttosto che alla presentazione di fatti. L’intervento di figure responsabili di una corretta mediazione, hanno suscitato una manifesta sfiducia nella coscienza sociale, e la relativa nascita di nuove tensioni derivanti dall’eccessiva esasperazione di paure spesso inconsce ed irrazionali.
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