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La costruzione sociale di un eroe attraverso la stampa quotidiana. Il caso Fabrizio Quattrocchi

Autore
Alessandra Conti - Università degli Studi di Perugia - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 67 pagine
  • Abstract
    Ogni giornale, a suo modo, contribuisce a forgiare le opinioni del pubblico a cui si rivolge, ossia rivelando o meno il suo pensiero.
    Leggendo quotidiani di schieramenti opposti, è possibile notare narrazioni, spiegazioni, opinioni differenti dei medesimi eventi. Gli accadimenti di fondo sono gli stessi, ma vengono colti e riferiti da diverse angolazioni a seconda dell’importanza che si vuole attribuire ad essi.
    L’avvenimento oggetto della tesi è l’assassinio di Fabrizio Quattrocchi e la figura che ne è emersa attraverso la lettura di quattro quotidiani: filo- governativi, “il Giornale” e “Il Foglio, e anti-governativi, “la Repubblica” e “il manifesto”.
    In circostanze tuttora da chiarire, tra il 10 e il 14 aprile 2004 quattro italiani vengono rapiti in Iraq: Maurizio Agliana, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi e Salvatore Stefio. In cambio, le Falangi Verdi di Maometto chiedono il ritiro delle truppe italiane a Nassirya e il rilascio di alcuni imam. Il 15 aprile viene ucciso Fabrizio Quattrocchi, come testimonia il video dell’esecuzione spedito alla tv araba Al Jazeera in cui sembrano essere documentate le ultime parole del defunto: “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Il condizionale è d'obbligo dato che il video dell'esecuzione non è mai stato divulgato, ma è stato visto solamente dall'ambasciatore De Martino e dai dipendenti della tv araba. Dipendenti che non fanno riferimento alle parole di Quattrocchi quando, intervistati da Ravelli per "La Repubblica", raccontano ciò che hanno visto nel video.
    “Il giornale” ha dipinto Fabrizio come un coraggioso, un eroe, un uomo morto con onore che riempie di orgoglio ogni italiano. Ha evidenziato al massimo l’aspetto patriottico della vicenda, riportando i commenti di chiunque lo abbia ritenuto un eroe, dai politici ai parenti e concedendo meno spazio a chi lo ha giudicato diversamente. Il quotidiano ha utilizzato la notizia dell’uccisione per poter sostenere il mantenimento delle truppe italiane in Iraq.
    “Il Foglio” ha dedicato poco spazio all’assassinio di Fabrizio Quattrocchi, quasi per non concedergli troppa importanza, affinché la notizia scivolasse via e venisse dimenticata in fretta. Tuttavia, lo ha giudicato come un ragazzo normale “anche nell’eroismo, nella spavalderia, nella disgrazia”. Quattrocchi è stato un “eroe improbabile” secondo il quotidiano di Giuliano Ferrara.
    “La Repubblica” ha reputato l’esecuzione di Fabrizio, come l’uccisione di un uomo innocente, un ostaggio, forse un mercenario, durante una guerra che, secondo il quotidiano, non dovrebbe sussistere.
    Il giornale di Scalfari fa uso della notizia non con l’obiettivo di costruire un eroe, anzi, di ridimensionare il gesto e valutare negativamente la presenza di “soldati a pagamento” in Iraq.
    “Mercenari” è l’appellativo dato agli ostaggi da “il manifesto”. La testata non vede di buon occhio la professione svolta dai quattro in Iraq e, pertanto, non vede in Fabrizio Quattrocchi un eroe per le parole proferite in fin di vita. Nessuna pietà per la sua morte, nessun particolare riguardo verso di lui: d’altronde, alle quotidiane e innumerevoli vittime irachene non viene data tanta importanza.
    I quattro quotidiani hanno riportato quattro diverse figure del medesimo uomo, in base alla loro visione politica della guerra in Iraq. I giornali filo-governativi sono stati più propensi a parlare di Quattrocchi come di un “eroe”, al fine di sostenere la giustezza del conflitto in corso; mentre i quotidiani anti-governativi hanno visto nella vicenda l’ingiusta morte di un uomo qualunque, perché contrari alla guerra in Iraq.
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