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Partiti e comunicazione politica. Il New Labour e Tony Blair

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Martina Perrone - Università degli Studi di Milano - Bicocca - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 127 pagine
  • Abstract
    Questo lavoro nasce da un mio particolare interesse, maturato nel corso di questi anni, nei confronti dei partiti politici inglesi e della comunicazione politica.
    Ho ritenuto importante analizzare i partiti politici e cercare di capire perchè Tony Blair e il New Labour abbiano vinto le elezioni generali per due volte consecutive, utilizzando le strategie di comunicazione più moderne, che hanno favorito la mediatizzazione della politica spostando la decisione pubblica da spazi ristretti a grandi aree.
    Il Labour Party negli anni ottanta inizia un processo di rinnovamento che ha lo scopo di ottenere la vittoria nelle elezioni generali del 1992. La policy review ha cercato attraverso una strategia comunicativa a doppio binario, all’interno e all’esterno del partito, di rendere concreto il cambiamento, inoltre è stata l’anticamera di un processo che ha portato il Labour a vincere le elezioni generali del 1997.
    Dopo diciotto anni il New Labour e Tony Blair vincono le elezioni con una maggioranza schiacciante convincendo l’elettorato grazie a strategie di comunicazione all’avanguardia messe a punto da un team di collaboratori e professionisti del settore. Nel 2001 il Labour ottiene la sua seconda vittoria, confermando la sua egemonia anche se con un lieve calo dell’affluenza alle urne.
    A tal fine nel primo capitolo ho esposto, in primo luogo, la definizione di partito politico e come esso si struttura e ho elencato i vari tipi di partito e la loro evoluzione storica dal partito dei notabili a al cartel party più moderno. Ho dedicato in seguito qualche paragrafo alla comunicazione politica in generale e a come, recentemente, le campagne elettorali appaiano sempre più mediatizzate e controllate dai media.
    Il secondo capitolo è dedicato ai partiti politici inglesi nello specifico e al modello Westminster come prototipo della democrazia maggioritaria. In seguito descrivo il Party government, il sistema bipartitico, che caratterizzano il sistema politico inglese, e come il partito Laburista e il partito conservatore siano gli unici due partiti che “contano” a Westminster. A questo punto inizia un’analisi delle elezioni generali del 1992 e della restaurazione del partito Laburista.
    Ho ritenuto importante dedicare un cenno nel terzo capitolo ai poteri del Primo Ministro inglese poiché mi ha aiutato a comprendere quali sono gli effettivi compiti e doveri di un premier britannico.
    Il capitolo quarto descrive le elezioni generali del 1997 e il rinnovamento del partito. Il Labour Party è diventato New Labour ed è riuscito a convincere un elettorato molto disomogeneo, soprattutto le classi medie, che avrebbe guidato adeguatamente il nuovo corso britannico. Grazie a un’efficace campagna mediatica, che ha rappresentato un’indubbia novità per la Gran Bretagna, Tony Blair ha affrontato il peso del passato e dopo diciotto anni ha riportato al governo il Partito Laburista rendendo moderna e all’avanguardia la sua immagine di politico. In seguito ho analizzato il “Manifesto”del New Labour Party scritto da Anthony Giddens, direttore della London School of Economics e stretto consigliere di Blair. Questo non ha solo l’intento di far conoscere gli ideali e le proposte concrete del New Labour, ma di offrire una “terza via” fra le ingiustizie del liberismo e le rigidità della socialdemocrazia. Tra i suoi cardini vi sono l’uguaglianza e il sostegno degli svantaggiati, ma anche la “società civile attiva”, il “welfare positivo” e lo slogan “nessun diritto senza responsabilità”.
    Infine nel capitolo quinto ho elaborato un’analisi delle elezioni generali del 2001, che hanno confermato l’egemonia laburista, malgrado un electoral apathy, cioè un forte astensionismo da parte dell’elettorato. Alla fine del capitolo ho esposto, brevemente, uno studio condotto dall’ Università di Bournemouth sulla la strategia di comunicazione del primo ministro inglese Tony Blair e sulla copertura dei media nel dibattito pubblico nell’evolversi della Seconda Guerra del Golfo.
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