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Comunicazione e rappresentanza nel sindacato. I rapporti con il lavoro, la società, i media. L'esperienza di Nidil - Cgil.

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Enrico Piovesan - Università degli Studi di Bologna - [2002-03]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 161 pagine
  • Abstract
    Il primo capitolo si propone di descrivere quali dinamiche siano presenti ed abbiano agito nei due decenni passati nel mondo del lavoro italiano, e quale sia stata l'evoluzione delle esperienze delle tre confederazioni sindacali che hanno il compito di rappresentare le idee ed i bisogni del mondo del lavoro stesso, alla luce dei differenti problemi aperti, quali la crisi dei Consigli di Fabbrica, il vuoto normativo in materia di democrazia nei luoghi di lavoro e titolarità a rappresentare, il "riflusso" ed il disimpegno dei lavoratori dalla vita e dall'attività pubblica, l'aumento della frammentazione del sistema industriale italiano.
    Il secondo capitolo è un'indagine dei rapporti comunicativi e di scambio intercorrenti tra l'organizzazione sindacale e la platea dei lavoratori, partendo dalle differenze nelle motivazioni che i diversi sindacati possono risvegliare nei destinatari (e negli incentivi che possono offrire loro), a seconda della loro collocazione in un continuum i cui due poli sono il sindacato di militanti (che punta all'identificazione) ed il sindacato di servizi (che punta all'iscrizione interessata e razionale); in secondo luogo, si delineano le differenze tra le diverse tipologie di lavoratori iscritti, i cosiddetti "leali", portati a sostenere comunque la propria organizzazione, e gli "identificati", coloro cioè che fluttuano a seconda dei cicli dall'adesione convinta alla contestazione aspra o alla defezione. Si analizza poi capitale simbolico del sindacato, l'insieme cioè delle sue competenze tecniche, del prestigio e dei mezzi di comunicazione che può mettere in campo per rapportarsi ai lavoratori.
    Il terzo capitolo si basa su una sistematizzazione delle modalità in cui avviene l'incontro tra sindacato e lavoratori, operata tramite l'incrocio delle due fondamentali dicotomie rintracciabili in questo ambito: da un lato, la comunicazione faccia a faccia contro quella mediata, dall'altro la comunicazione dentro il luogo di lavoro contro quella fuori dal luogo di lavoro; per questa via si ottengono quattro diverse modalità di comunicazione, passando da quella più tradizionale ed agevole per il sindacato, che è quella esperita dai delegati con i propri colleghi lavoratori all'interno dell'azienda, a quella più problematica data dal consumo di informazioni e messaggi veicolati dai mass media fuori dai cancelli delle fabbriche e ricevuti dalla platea più generale ed indistinta dei cittadini. In questo capitolo, oltre a segnalare le interazioni esistenti tra le quattro diverse modalità di comunicazione, si indicano anche l'evoluzione attuale del sistema e le strategie possibili del sindacato per volgere a proprio favore la situazione e migliorare l'approccio con i destinatari della propria azione. Nello stesso tempo, si dà conto della difficoltà nel perseguire questo obiettivo, causata in primo luogo dall'impasse politica e soprattutto culturale vissuta dalla propria parte della società a partire dagli anni Ottanta.
    Il quarto capitolo offre un riscontro a quanto affermato nei capitoli precedenti tramite l'analisi di un settore delimitato del mondo del lavoro, ma particolarmente meritevole d'attenzione, in quanto riassume in sé tutte le problematiche (organizzative e culturali) attuali del sindacato nel rapportarsi alla propria platea di riferimento: il settore del lavoro atipico. Dopo aver tracciato un profilo delle due categorie di lavoratori coinvolte nell'argomento (i collaboratori coordinati e continuativi ed i lavoratori interinali), ed aver proposto alcune spiegazioni alle motivazioni di ordine pragmatico e culturale che possono aver indotto il sindacato a non opporsi negli anni Novanta all'introduzione di alcune forme di flessibilità (o precarietà), come ad esempio il lavoro temporaneo, ho puntato l'attenzione sulla nuova struttura organizzativa della Cgil che si propone di dare rappresentanza e tutela a questi lavoratori, Nidil. In particolare, vengono esposte le sue peculiarità organizzative (le quali rispondono a loro volta al proponimento di intercettare nel miglior modo possibile la domanda di rappresentanza dei lavoratori atipici) e le risorse di cui dispone nella gestione dei rapporti con queste nuove figure del lavoro atipico, sulla base dello schema del capitolo precedente.
    Infine, si cerca di tirare le fila di quanto esposto, offrendo un quadro d'insieme delle prospettive del sindacato nella sua gestione dei rapporti con i lavoratori e la cittadinanza tutta.
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