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Modello giapponese e produzione snella: sviluppi ed applicazioni nell'industria automobilistica occidentale

Autore
Francesco Scardicchio - Università degli Studi di Bari - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 172 pagine
  • Abstract
    Il presente lavoro si propone di analizzare l’impatto che il modello giapponese di organizzazione industriale, realizzato alla Toyota, ha avuto sull’industria dell’auto Occidentale negli ultimi trent’anni. A tal fine il lavoro è stato strutturato in due parti.
    Nella Prima Parte, dopo aver descritto le caratteristiche generali del modello giapponese e dell’ohnismo in particolare, si analizza il modo con cui la sociologia occidentale si è confrontata con il nuovo e rivoluzionario modo di organizzare la produzione che aveva reso famosa (e competitiva) la Toyota: modalità metodologiche di approccio, categorie interpretative, terminologia, prospettive, valutazioni e ipotesi per un’eventuale applicazione di questo modello organizzativo nelle fabbriche occidentali (Capitolo 1). Nel Secondo Capitolo si affrontano più nel dettaglio le recenti esperienze di giapponesizzazione e i tentativi di applicazione (anche parziali) di tecniche e pratiche emulate dal toyotismo nell’ambito di quattro delle più grandi realtà industriali mondiali: gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania. Per ognuno di questi paesi si analizzano le difficoltà ed i problemi che questi tentativi hanno riscontrato confrontandosi con il proprio specifico contesto socio-culturale e la propria tradizione di relazioni industriali, facendo riferimento agli studi di sociologi e ricercatori propri di ogni nazione.
    Questa parte si conclude con un paragrafo che riassume e raffronta, in un’ottica comparativa, i risultati che la sociologia di ciascun paese ha ottenuto esaminando questi processi di riorganizzazione industriale sviluppatosi sulla falsariga della produzione snella e della qualità totale.
    La Seconda Parte è invece interamente dedicata all’analisi del caso italiano: come oggetto di studio è stata scelta la FIAT, con esclusivo riferimento al settore automobilistico. Viene presa in esame la storia dei suoi modelli organizzativi dal 1970 ad oggi, suddivisa approssimativamente in tre fasi: quella dell’Alta Automazione e della flessibilità di prodotto, quella della Qualità Totale e della Fabbrica Integrata, quella della terziarizzazione avanzata e della Fabbrica Modulare. Ad ognuna di queste è dedicato un capitolo.
    Si è trattato, come vedremo, di un’evoluzione dettata non solo da esigenze di mercato ma anche dal confronto, talvolta drammatico, con la forza lavoro organizzata e, più di recente, con le resistenze individuali.
    Il lavoro si conclude con un’osservazione complessiva sull’evoluzione dei modelli organizzativi negli stabilimenti di FIAT Auto, che prende in considerazione le reali determinanti che hanno guidato il management in questo cammino di trasformazione. Si cerca infine di spiegare il ruolo che le vecchie strutture gerarchico-burocratiche e la cultura fordista, ampiamente radicata nella gerarchia operaia, hanno avuto nel determinare e limitare le scelte organizzative dell’azienda; se, in sostanza, le vecchie pratiche tayloriste siano state effettivamente superate o se costituiscono ancora una determinante importante pur in quegli scenari che si professano “post-fordisti”.
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